Il dolore
Beni sequestrati per una gestione «non diligente»
Il provvedimento riguarda tutti gli amministratori di Sasch e di Go-fin per un massimo di 82 milioni di euro
PRATO
La gestione di Sasch spa e di Go Fin non è stata competente. O, per dirla, col codice civile è stata «poco diligente». E’ partendo da questa convinzione dei curatori fallimentari e approvata da un giudice del tribunale che si è arrivati lunedì al sequestro dei beni di tutti gli amministratori che si sono succeduti nei cda dell’azienda di abbigliamento Sasch spa e nella holding Go Fin spa. Il sequestro preventivo è stato effettuato in vista di una richiesta di responsabilità personale degli amministratori. Secondo i curatori fallimentari, nella gestione delle aziende gli amministratori, non hanno avuto un atteggiamento da “buon padre di famiglia” per utilizzare un concetto contenuto nelle vecchie norme ma capace di rendere più alla portata il concetto.
Una malgestione illustrata nelle trentatrè pagine dell’atto di sequestro notificato all’imprenditore Roberto Cenni, ad alcuni suoi familiari, a una parte della famiglia Giovannelli e a un paio di collaboratori. Gli «atti oggettivi» che configurano una gestione dell’azienda non diligente e che sono alla base del provvedimento sono diversi (quasi tutti legati ai rapporti con le partecipate estere e ai rapporti commerciali con vari paesi del mondo) ma i principali sarebbero l’atteggiamento tenuto nei confronti dell’ormai noto cliente russo oltre alla gestione del marchio Sasch.
Per quanto riguarda i rapporti con la Russia, l’atteggiamento evidenziato è la scelta di continuare a comprare abiti e a rivenderli al cliente russo senza ottenere (e richiedere ufficialmente) pagamenti. Per quale motivo, si chiedono gli addetti ai lavori, non solo non si riscuoteva ma addirittura non si chiedevano fideiussioni come era invece consuetudine? Per quanto riguarda la gestione del brand appare invece poco comprensibile la scoperta che il marchio Sasch (per la gestione estera) era di proprietà di una società lussemburghese e che per riappropriarsene siano stati versati 7 milioni di euro. Comportamenti su cui probabilmente non si sarebbe andati così a fondo se alla fine lo stato passivo calcolato non si aggirasse, solo per Sasch spa, intorno agli 80 milioni di euro e se la parte attiva non fosse invece una cifra molto, molto più bassa. Sui numeri e sulle responsabilità dei vari amministratori (beni di valore sono stati sequestrati anche ai sindaci revisori e al loro presidente, il commercialista storico dei Cenni Annibale Viscomi) si approfondirà il 23 febbraio quando è stata fissata la data dell’udienza con tutte le parti coinvolte e con i loro avvocati. Il valore dei sequestri non è stato quantificato ma si sa che l’atto è per un importo massimo di circa 82 milioni di euro.
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