Il Tirreno

Prato

Rsa: seicento posti letto ma sono già tutti occupati

di Barbara Burzi
Rsa: seicento posti letto ma sono già tutti occupati

Anche se le liste d’attesa sono in calo le richieste di ricovero sono numerose Il rischio è che possano venire a mancare le risorse per i budget per il sociale

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO

Una trentina di strutture, quasi seicento posti letto e nemmeno uno disponibile. E' questa la fotografia delle Residenze sanitarie assistite per anziani, convenzionate e non, della provincia di Prato. Il fabbisogno però è superiore, nonostante le liste d'attesa siano ridotte. Del resto la popolazione anziana è destinata a crescere e con essa la necessità di assistenza adeguata da parte delle famiglie specie quando i propri cari non sono più autosufficienti. Ecco che diventa automatico fare richiesta per il ricovero in casa di cura, dove gli anziani sono accuditi giorno e notte pagando una quota mensile coperta per circa il 50% dall'Asl.

Risorse in calo. Ora si temono gli effetti dei tagli ministeriali e i conseguenti tagli al sociale dei Comuni, che penalizzerebbero le famiglie costrette a sborsare rette insostenibili per la maggior parte di loro. Anche se a Prato la situazione non è drammatica come quella di altri comuni, dove a causa di una diminuzione di richieste si rischiano i primi licenziamenti, è comunque allerta per il 2012.

«La Regione non ha tagliato i finanziamenti per la non autosufficienza - afferma il direttore della zona-distretto dell'Asl 4, Riccardo Poli - il problema riguarda semmai i Comuni che hanno fortemente ridotto il budget per il sociale. Ancora non sappiamo quanto metteranno a disposizione quest'anno per le Rsa, molto dipenderà da quanto riusciranno a recuperare dalle tasse locali».

C'è il rischio di una crisi che potrebbe avere effetti pesanti sulla collettività: «Sarà un'annata molto difficile», aggiunge Poli.

Quanto costa un ricovero. Attualmente, la quota sanitaria che versa l'Asl è pari a 51 euro al giorno per ogni ricoverato. La quota sociale può oscillare in base al reddito dell'assistito o della famiglia: più elevato è l'Isee, maggiore è la quota a carico del cittadino.

«Le persone in lista d'attesa sono circa una cinquantina - continua Poli - per il momento, le strutture sono tutte piene e non c'è rischio di perdere posti di lavoro come sta succedendo da altre parti».

Idee e progetti. Tuttavia, il futuro non è dei più rosei. Se il fondo sociale continua a svuotarsi di risorse mentre il fabbisogno di assistenza e cura alle persone anziane aumenta, occorre necessariamente rivedere il modello sanitario. «Con la Regione stiamo lavorando a un progetto per rivedere criticità e priorità affinché l'accoglienza non debba essere concepita come una scelta obbligata tra la famiglia e le Rsa - spiega il direttore - l'idea è quella di potenziare i centri diurni, dando vita a un modello più leggero di residenza sanitaria assistita a più bassa soglia di accesso».

Nell'ottica di un piano di riorganizzazione dei servizi territoriali per le cure intermedie «una soluzione potrebbe essere quella di dare alle Rsa la possibilità di intervenire a livello territoriale per cogliere i bisogni degli anziani e offrire loro una prima assistenza domiciliare».

Stranieri. La presenza di anziani stranieri nelle strutture assistite è una vera rarità.

«Con l'avanzare dell'età la maggior parte di loro tende a tornare in patria - spiega il direttore della Società della salute Poli - quelli che restano usufruiscono di più della cura per acuti in ospedale o al pronto soccorso anziché delle strutture sanitarie assistite».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa