Il Tirreno

Prato

Incendio devasta laboratorio artigianale

Incendio devasta laboratorio artigianale

Le fiamme hanno distrutto la biancheria e danneggiato i macchinari. In aiuto i pompieri di Prato

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QUARRATA

Momenti di paura ieri pomeriggio in via delle Piastre: un incendio è scoppiato all'interno di un laboratorio artigianale di biancheria per la casa; le fiamme, oltre a devastare il magazzino, hanno minacciato anche l'abitazione, al primo piano dell'edificio, di uno dei titolari dell'impresa.«Ho sentito suonare l'allarme del laboratorio e mi sono precipitato a vedere cos'era successo: appena aperta la porta dello stanzone una coltre di fumo nero ha iniziato a uscire; dentro c'erano già le fiamme alte che stavano divorando rapidamente tutto il nostro lavoro».

A raccontare quei primi terribili momenti è Mark Marcou, uno dei tre fratelli titolari della piccola impresa artigianale "Gruppo tessile Marcou" che lavorano nello stanzone insieme a tre dipendenti.

L'incendio è scoppiato intorno alle 14.30. Sul posto sono accorse due squadre dei Vigili del Fuoco, una da Prato e l'altra da Pistoia, che, dopo aver domato le fiamme, hanno dovuto lavorare per diverse ore prima di estrarre tutto il materiale incandescente dal magazzino. Sono intervenuti anche i Carabinieri e i Vigili Urbani di Quarrata. Via delle Piastre è stata bloccata fino al tardo pomeriggio per permettere i soccorsi.

In pochi istanti più di 130 metri quadri di laboratorio pieni di merce già pronta alla consegna, di campionari e di stoffe grezze da lavorare sono andati in fumo.

Quello dei fratelli Marcou è il tradizionale laboratorio sotto-casa con lo stanzone al piano terra e l'abitazione al primo piano. È nell'appartamento al piano superiore che abita la famiglia di Mark Marcou. Gli altri due, Antonio e Giacomo, sono accorsi sul posto subito dopo essere stati avvertiti dal fratello.

Ancora da accertare le cause dell'incendio, ma da una prima valutazione sembra essersi trattato di un corto circuito. Essendo domenica il laboratorio era fermo, ma i macchinari erano comunque alimentati da un circuito in linea. Da lì avrebbe potuto aver origine un primo focolaio che, trovando terreno fertile nelle tovaglie, nei canovacci e nell'enorme quantità di articoli tessili stoccati nel laboratorio, si sarebbe propagato in poco tempo.

«Dentro non si è salvato niente» commentava ieri Giacomo Marcou. « via, la merce è tutta da buttare e anche i macchinari sono sciupati».

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