Il Tirreno

Prato

Gli “alunni” della scuola per badanti

di Alessandro Pattume
Gli “alunni” della scuola per badanti

Italiani e stranieri insieme accomunati dall’identica voglia di trovare un lavoro per reinventarsi un futuro

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MONTEMURLO

Hanno l'entusiasmo dei ragazzi all'ultimo giorno di scuola ma sono tutti o quasi genitori di figli già adulti che provano, chi per necessità, chi per passione, a reinventarsi un futuro diverso dalla disoccupazione. Italiani e marocchini, rumeni e ivoriani: maestre d'arte, cuoche e agronomi, ex filatori e casalinghe. Sono i venti alunni del corso per badanti organizzato dal Comune e dall'associazione "Altri Orizzonti" in collaborazione con Misericordia e Caritas di Oste. Diciannove donne e un uomo per venti storie diverse ma in fondo tutte uguali. Chi lotta per sopravvivere in un paese che non conosce, chi cerca di reinventarsi dopo la mobilità e chi per passione o per scelta decide di affinare le proprie competenze nell'assistenza agli infermi. Con un unico obbiettivo: l'attestato che gli permetterà di essere inserito nell'elenco delle richieste per badanti.

Speranza. E' arrivata in Italia da dieci mesi e non parla ancora bene l'italiano. Gabriela Para, quarantatre anni e treccine da ragazzina, in Romania ha lasciato un marito e un figlio di 18 anni. «Sono un agronomo ma nel mio paese non c'era lavoro per me - racconta - così sono venuta in Italia e quando ho sentito di questo corso mi è sembrata l'occasione giusta per migliorare il mio italiano e soprattutto per imparare un mestiere e poi lavorare». Genevieve Ane l'italiano invece lo parla bene e da sotto il cappello di lana racconta spiega la situazione di una 37enne ivoriana da dieci anni in Italia: «Ho fatto la cuoca per sette anni ma poi mi sono ritrovata senza lavoro. Questo corso mi permette di ampliare le conoscenze e di aiutare gli altri, oltre a rappresentare una seria possibilità per trovare lavoro». E così è per molte altre iscritte al corso, da Micheline Nomitto, 37enne anche lei della Costa d'Avorio, che si è iscritta «per imparare a fare qualcosa e quindi a trovare lavoro», a Luisanna Ferri, pratesi di 55 anni, che senza troppi fronzoli spiega: «Sono qui per lo schifo di mondo in cui viviamo. Fino a poco tempo fa lavoravo alla Equoland, la fabbrica di cioccolato di Calenzano, poi sono stata messa in mobilità». Una questione di mobilità anche per Gianna Melani, 40 anni, sposata e con due figli. Fino a poco tempo fa ha lavorato in un'azienda tessile del distretto. «Negli ultimi cinque anni ho fatto la roccatrice a Montemurlo - racconta - poi è arrivata la crisi e mi hanno mandato a casa. Sto cercando un nuovo sbocco, una nuova occupazione».

Formazione. Tra di loro c'è anche chi ha trasformato un'emergenza familiare in una prospettiva di lavoro. Così gli anziani a carico che molto spesso diventano un peso finiscono, di questi tempi, per trasformarsi nello spunto giusto per un nuovo mestiere. E' il caso di Riccardo Borsacchi, 59 anni, l'unico uomo della classe. «Ho cominciato nel 1995 con mia madre e da allora il mio mestiere è questo - spiega - faccio il badante e quando ho letto sul giornale di questo corso mi sono iscritto subito: c'è sempre qualcosa di nuovo da imparare». E così funziona per alcuni altri studenti che da tempo lavorano con gli anziani e vogliono «imparare ancora di più», come ammette Anna Cecchi, 50 anni, oppure si sono iscritti al corso «per approfondire le conoscenze perchè in futuro - racconta Barbara Paciscopi Rosa, casalinga e paramedico di 51 anni - i servizi di assistenza non riguarderanno solo gli anziani ma purtroppo anche un numero crescente di giovani».

Gli studenti del corso raccontano però anche altre storie. Per Annamaria Sanfardino, 39 anni, il corso rappresenta l'occasione per realizzare il sogno di lavorare con gli anziani. Sono forse un po' più veniali ma non meno forti le motivazioni invece di Sebastiana Tamburello, maestra d'arte in mosaico di 56 anni. «Mia madre ha 94 anni e due badanti - comincia - le persone anziane sono però così delicate e hanno esigenze così particolari che io mi sono iscritta a questo corso non solo per trovare lavoro ma anche per capire se chi assiste mia madre sta facendo o meno un buon lavoro». Il corso. Settanta ore: prove pratiche di pronto soccorso, cucina, assistenza e lezioni teoriche di anatomia e psicologia condotti da professionisti del settore. Dai cuochi agli psicologi fino agli infermieri. «Questo corso è un corso di formazione vero - spiega Paola Dalle Carbonare, presidente di "Altri orizzonti", associazione nata un paio d'anni fa per promuovere in modo concreto l'integrazione a Montemurlo - dove s'insegna come assistere un infermo in ogni momento della giornata e a soddisfare le sue esigenze nel modo più corretto da ogni punto di vista». Il corso è quasi arrivato alla fine. Gli studenti, finora, hanno superato tutti i test e si avvicinano sempre più al giorno in cui verrà loro consegnato l'attestato, ossia la speranza di un lavoro. Sono in molti, però, quelli rimasti alla finestra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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