La manifestazione
Dai parlamentari schiaffo alle imprese
Dopo due ore di attesa, Unione industriali e Rete Imprese Italia non sono stati ricevuti dalla commissione
PRATO
«Grave irritazione, profonda amarezza e disagio» vengono espresse da Luca Giusti, presidente di Rete Imprese Italia-Prato e Riccardo Marini, presidente dell’Unione industriali, per l’imprevista e impensabile esclusione dall’audizione della Commissione parlamentare d’indagine sulla contraffazione alla quale erano stati invitati a partecipare in rappresentanza delle categorie economiche pratesi. La lettera è stata invitata al Prefetto Maria Guia Federico e al presidente della commissione Giovanni Fava.
«Nell’invito - ricordano i due presidenti - venivamo sollecitati ad essere presenti almeno 20 minuti prima dell’orario previsto per l’audizione. In qualità di rappresentanti di Confindustria e di Rete Imprese Italia, siamo arrivati alle 12, con la prospettiva di poter fare l’audizione alle 12,40. Ritenevamo e riteniamo che la nostra voce fosse determinante ai fini di tracciare il quadro della situazione: le associazioni di categoria infatti rappresentano le imprese, le prime e principali danneggiate dalla pirateria economica».
Alle 13,30, dopo un ritardo di più di un’ora sulla tabella degli incontri, un portavoce della Commissione invitava a ridurre ai minimi termini gli interventi, che non avrebbero dovuto superare i 5 minuti. I rappresentanti delle imprese hanno accettato di buon grado. Alle 13.45, mentre la commissione accoglieva i giornalisti per una conferenza stampa, un portavoce ha comunicato la richiesta di unificare l’audizione delle categorie economiche con quella della Camera di commercio per guadagnare tempo. Accolta anche questa richiesta, con una certa perplessità di fronte al balletto dei cambiamenti di programma. Alle 13,55 sono stati invitati a produrre un solo intervento per tutti i convocati nella audizione comune, quindi un unico intervento per Camera di commercio, Confindustria e Rete Imprese Italia, con ulteriore sollecitazione a che questo fosse estremamente sintetico.
«Nonostante fossimo sconcertati dall’arroganza di questo atteggiamento - dicono i due presidenti - abbiamo sopportato ed aderito anche a questa richiesta. Mai però avremmo potuto immaginare l’ultima beffa che ci attendeva».
Alle 14,15, prima ancora che la conferenza stampa fosse terminata, un portavoce della commissione li ha avvertiti che per l’accumulo del ritardo - che certo non poteva essere imputato agli imprenditori, seduti da due ore in anticamera - l’audizione sarebbe stata annullata adducendo motivi di necessità di rientro degli onorevoli a Roma. «Possibile - si chiedono Giusti e Marini - che non ci fosse il tempo neppure per pochi minuti di incontro con i rappresentanti delle categorie economiche? Se la Commissione, per motivi imperscrutabili e comunque molto discutibili, non era interessata ad ascoltarci, perché siamo stati invitati, o meglio convocati? I rappresentanti delle associazioni di categoria sono imprenditori che sottraggono tempo alla conduzione delle loro aziende per metterlo a disposizione di interessi più ampi: in questo caso l’interesse doveva essere quello del Paese. Peccato che i rappresentanti del Paese non solo non lo abbiano utilizzato ma lo abbiano umiliato. Umiliato con l’arroganza di chi, forte di una posizione dominante, scarica sugli altri le proprie inefficienze e la propria disorganizzazione.
La mancanza del rispetto per il tempo altrui, per il lavoro altrui ed infine per gli altri nel loro essere persone incrina alla base il sistema con cui si regge il sistema democratico. I cittadini, gli imprenditori che con il loro impegno ogni giorno si sforzano di rendere questo paese un Grande Paese, non sono più disponibili a sopportare tacendo situazioni simili».
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