Il Tirreno

Prato

Una legge speciale per Prato

di Cristina Orsini
Una legge speciale per Prato

La promette la commissione d’inchiesta sulla contraffazione che non sa dire, però, cosa conterrà

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PRATO

Connessioni tra la camorra e la criminalità cinese che fanno marciare il distretto parallelo. Questo è un inedito, almeno per le cronache. Ma non è tutto. Enorme evasione (sempre delle imprese del distretto parallelo cinese, è parso di capire) e flussi abissali di capitali - sull’ordine di un miliardo all’anno - che fuoriescono attraverso i money transfert (a Prato per versamenti fatti dalla comunità cinese, evidentemente).

Insomma per Prato c’è bisogno di una legge speciale. Chiesta a gran voce - su proposta dell’Idv Gabriele Cimadoro, cognato del leader Antonio Di Pietro - dalla commissione di parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione e pirateria commerciale, piombata a Prato ieri per una serie di audizioni svolte in Prefettura, che - su spiegazione dei sei membri della commissione: presidente Giovanni Fava, leghista, i vice Deborah Bergamini, Pdl e Ludovico Vico, Pd, Anna Formisano Udc, Luca Sani, Pd, Cimadoro, appunto e assente per impegni romani Andrea Lulli, Pd - dovranno servire per individuare gli input necessari a formulare proposte di legge «che aiutino a tutelare in senso ampio il “made in” italiano».

Domanda: una legge speciale di che tipo? Risposta di Vico, tono lievemente seccato: «Mah, si vedrà...» E già, si vedrà.

Altra domanda: qualche spiegazione in più tra le connessione supposte tra camorra e criminalità cinese. Risposta sempre di Vico: «Se noi affermiano una cosa lo facciamo perché abbiamo a disposizione rapporti riservati delle forze dell’ordine e dell’intelligence».

Sintesi della mattina di audizioni (di rappresentanti delle forze dell’ordine, delle istituzioni, degli artigiani, degli imprenditori ecc ecc) che a Prato c’è un problema cinese e a Firenze (martedì il passaggio della commissione d’inchiesta) un problema senegalese. Il primo s’incardina soprattutto nella fase della produzione, il secondo in quello della commercializzazione dei prodotti contraffatti. Per Fava l’attenzione si deve puntare «sulla gestione dei money transfert». Per Vico: «La commissione attraverso investigazioni ha intenzione di affrontare la “madre” del fenomeno che è la circolazione del denaro». Per Bergamini: «Prato è un unicum non solo in Italia ma in occidente per la presenza del distretto parallelo che va riportato all’interno della legalità».

Per Sani: «Il contrasto al mercato della contraffazione può portare 130mila posto di lavoro in più. Attraverso il recupero della legalità e la lotta all’evasione fiscale, passa un pezzo delle politiche di crescita del paese». Per Formisano: «La lotta alla contraffazione è una delle maniere per sostenere la piccola e media industria e c’è da pensare ad un verifica della normativa attuale sul “made in”». Infine Cimadoro che ha chiesto una legge speciale per Prato - con il consenso trasversale di tutti i rappresentanti degli partiti - «perché gli strumenti a disposizione sono inefficaci e perché a Prato c’è stata troppa tolleranza». I due esponenti Pd, anche su questo, non hanno eccepito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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