Sicurezza
«Da maggio aspetto che l’Asl mi sottoponga a una visita»
Ivana Monzali ha perso la pazienza; da oltre un mese sta aspettando una chiamata dall' ospedale di Prato per fare i controlli alla sua protesi, risultata difettosa.
VAIANO
Ivana Monzali ha perso la pazienza; da oltre un mese sta aspettando una chiamata dall' ospedale di Prato per fare i controlli alla sua protesi, risultata difettosa. «Ora basta - racconta - la mia salute è a rischio e non posso più aspettare, procederò per vie legali». La storia di Ivana inizia due anni fa quando cade e si rompe il femore, trasportata al Misericordia e Dolce viene operata nel reparto di ortopedia e dopo qualche giorno dimessa. «Tutto sembrava procedere bene - ricorda - il medico mi ha dato un calendario dei controlli da fare, che io ho rispettato, per tutto il 2010 non ci sono stati problemi, i guai sono iniziati nel 2011». Dalla radiografia del mese di maggio l'ortopedico si è accorto che nella protesi c'era un buco, ha consigliato così alla paziente di fare un'altra radiografia dopo qualche mese. «La cosa - spiega Monzali - mi ha iniziato ad insospettire, così su suggerimento del mio medico ho fatto la Tac che ha evidenziato qualche problema. Mentre aspettavo il risultato Striscia la notizia ha mandato in onda un servizio in cui si diceva che le protesi ASR prodotte dalla Depuy, le mie, erano difettose e oltre a rompersi rilasciavano anche cobalto, una sostanza molto pericolosa da tenere in circolo». Giustamente preoccupata ha contattato l'ortopedico che le ha suggerito di mettersi in contatto con l'amministrazione ospedaliera. «Così ho fatto - continua Ivana - ma non è stato semplice, prima il numero era sempre occupato, poi, quando sono riuscita a mettermi in contatto mi hanno detto che si sarebbero fatti vivi loro per fissare una visita ortopedica, una radiografia e gli esami del sangue». Da allora, l'ospedale non ha chiamato la paziente. Per correttezza Ivana ha aspettato qualche settimana, ma poi ha veramente perso la pazienza: «Non capisco assolutamente questo atteggiamento - spiega - l'errore è stato loro».
Alessandra Agrati
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