Il Tirreno

Prato

Appalti truccati, sfilza di condanne

di Paolo Nencioni

Si è concluso a Firenze il processo che vedeva imputati anche 3 imprenditori pratesi: secondo i giudici si spartivano i lavori

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PRATO

Si è concluso a Firenze dopo quasi due anni con 21 condanne il processo per gli appalti pubblici truccati che nel marzo di cinque anni fa aveva fatto finire agli arresti domiciliari numerosi imprenditori attivi nel settore edile e movimento terra, tra cui alcuni pratesi.

Tra i condannati - a due anni e dieci mesi per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta - ci sono tre nomi molto noti nel settore edile: Giovanni Guarducci, già direttore tecnico della Guarduccistrade, impresa di costruzioni con sede a Capezzana, Alessandro Cafissi, già direttore tecnico della Cafissi Alvaro (costruzioni edili e fluviali con sede in via Mannelli a Iolo), e Vincenzo Guarino, già procuratore della Endiasfalti di Agliana e indicato come amministratore di fatto, all’epoca, della Idraulica srl. Itre erano difesi dagli avvocati Giovanni Mati, Ugo Fanti e Maurizio Briganti. Condannati anche i carmignanesi Rosario, Elena e Agnello Mauro.

La pena più alta, quattro anni e sei mesi, è toccata al campigiano Vincenzo Aveni, 64 anni, già titolare della Poli Gaspero e ritenuto la mente dell’associazione a delinquere.

Il 26 marzo del 2007, quando scattarono dieci arresti in carcere, 16 ai domiciliari e 7 obblighi di dimora per un totale di 45 indagati, fu un vero terremoto nel settore degli appalti pubblici, soprattutto quelli dei comuni della Piana e di Publiacqua.

Secondo i carabinieri del Reparto operativo speciale dei carabinieri, che hanno condotto le indagini per conto del sostituto procuratore Giuseppina Mione, Aveni avrebbe promesso una tangente compresa tra 100.000 e 200.000 euro a Marco Cherubini, dirigente del settore Servizi tecnici e ambientali del Comune di Campi Bisenzio in cambio del via libera alla realizzazione di un edificio in via del Ghirlandaio, a Campi. Altri due imprenditori furono indagati per aver promesso soldi a Cherubini in cambio del via libera a un affare molto più grosso, una lottizzazione da 330 appartamenti in località Le Frille San Giusto.

In base alla ricostruzione della Procura, le tangenti non sarebbero state versate direttamente ma sotto forma di pagamenti di parcelle gonfiate a studi professionali che avrebbero fatto da prestanome ai pubblici ufficiali coinvolti nell’inchiesta (oltre a Cherubini altri due professionisti.

L’indagine prese in esame 44 gare d’appalto, tra il 2002 e il 2006, indette per lo più dai Comuni di Campi Bisenzio e Firenze e da Publiacqua.

Gare che, come ha dimostrato il processo (ovviamente in attesa dell’appello) sono state in gran parte condizionate da un gruppo di imprenditori che si mettevano d’accordo per spartirsele, a danno di altri imprenditori che non erano inseriti nel giro giusto.

La conseguenza, oltre al danno per chi era escluso, sarebbe stata anche un prezzo più alto pagato dalla collettività per lavori che altrimenti sarebbero costati molto meno.

Nell’inchiesta sono stati indagati anche i calenzanesi Fulvio e Simone Taiuti, padre e figlio, il primo in qualità di presidente della Calenzano Asfalti, il secondo come amministratore unico della Jacini srl.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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