Il Tirreno

Prato

Provocazione in tv dell’assessore Milone «Un sindaco cinese»

di Maria Lardara
Provocazione in tv dell’assessore Milone «Un sindaco cinese»

Intervista a La7: «L’immigrazione orientale ha trovato forti connivenze nel ceto imprenditoriale locale»

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PRATO

Non si può certo dire che non li avesse avvisati. L'episodio è vecchio, risale a qualche anno fa, quando l'immigrazione dall'Impero Celeste a Prato non era ancora esplosa.

Ne ha memoria lo "sceriffo" Aldo Milone che del resto è stato anche assessore nell'ultima giunta di centrosinistra. Nodi venuti al pettine ieri mattina durante una puntata del programma "L'aria che tira", andato in onda su La7. «Anni fa feci presente all'Unione industriali che i cinesi non sarebbero rimasti contoterzisti a vita. Diventeranno imprenditori, vi scalzeranno e vi metteranno fuori mercato: così avvisai gli industriali. L'immigrazione cinese ha trovato la forte connivenza in un ceto di imprenditoria locale. Se si continua così, si parla addirittura di un sindaco cinese prima o poi».

Una provocazione "scherzosa" quella lanciata dall'assessore alla Sicurezza su una platea di ospiti variegata, a partire da Marco Wong, presidente onorario di Associna, il giornalista di Repubblica Riccardo Staglianò (autore del libro "I cinesi non muoiono mai"), il vicepresidente della Regione Lombardia Andrea Gibelli in quota Lega e Mario Marazziti della Comunità di Sant'Egidio.

Lo spunto per portare sul piccolo schermo il caso Prato, "la città più cinese d'Italia" come l'ha definita la conduttrice Myrta Merlino, è il fenomeno in atto al quartiere Esquilino della capitale dove tanti negozi romani si stanno svuotando lasciando spazio ai commercianti cinesi che comprano i fondi dagli italiani. Un copione già visto dalle nostre parti.

«Ma è uno scambio fra persone maggiorenni. Sui cinesi si può discutere dei comportamenti: a Prato, realtà che ho visitato per scrivere il mio libro, i cinesi sputano per terra o fanno essiccare la carne nei balconi. Ora, su questi problemi culturali - fa notare Staglianò - si può scegliere di buttare dell'acqua oppure della benzina».

Davanti alle telecamere si è riproposto l'eterno balletto dei numeri sui cinesi in città. Per Milone «sono 12mila i residenti ufficiali cui vanno aggiunti i 27mila clandestini stimati». Se i residenti sono registrati, più difficile è conteggiare gli irregolari. Sempre numeri alla mano e riferiti all'anno passato, la fotografia scattata da Milone è impietosa: su 200 esercizi cinesi controllati, il 95% delle dichiarazioni risultava in perdita o inferiore ai 5mila di ricavi annui, mentre solo il 5% ha dichiarato tra i 10mila e 20mila l'anno. «E non parliamo dei 400 esposti che ho ricevuto per i disagi legati alla convivenza nei condomini», ha aggiunto Milone.

Cerca di fare chiarezza Marco Wong su quei 200 negozi cinesi passati ai raggi X. «Queste statistiche sono un po' parziali. Mi aspetto che chi è preposto ai controlli lo faccia con criterio, andando a colpire quelle aziende che effettivamente devono essere controllate». Anche perché, fa notare Wong a freddo dopo la trasmissione, le imprese cinesi sono diverse migliaia (ormai quasi 5mila). E se Milone suggerisce anche per l'Esquilino la strategia del pugno di ferro attuata a Prato contro i commercianti asiatici che sgarrano, il presidente di Associna invoca un fulgido esempio di integrazione a due passi da Prato, ovvero l'esperienza del Comune di Campi Bisenzio. Stessa presenza di immigrati cinesi, due giunte di stesso colore politico (si parla del 2008): «Lì sono riusciti a fare politiche d'inclusione sociale. Assessore (rivolto a Milone, ndr), a Campi una sua collega è cinese».

È a quel punto che, una battuta che tira l'altra, l'assessore comunale ha agitato lo spauracchio del sindaco orientale per Prato. «Se i cinesi pagassero sarebbero buoni imprenditori», puntualizza Milone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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