Il Tirreno

Prato

Operaio massacrato, scatta un fermo

di Paolo Nencioni
Operaio massacrato, scatta un fermo

Finisce in manette un clochard della stazione, ma non era da solo. Il movente: un debito con una prostituta romena

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PRATO

Svolta nelle indagini sul brutale omicidio di Andrea Manzuoli, l’operaio di 45 anni trovato morto lo scorso 2 gennaio all’interno della Cartotecnica Beusi di via Onorio Vannucchi.

Lunedì sera i carabinieri del Nucleo investigativo hanno fermato un clochard con l’accusa di concorso in omicidio volontario. Il senzatetto è uno di quelli che abitualmente frequentano la stazione ferroviaria. L’uomo è stato prelevato, portato al Comando provinciale di via Picasso e interrogato per tutta la notte. Avrebbe già fatto delle ammissioni.

E’ una svolta clamorosa, dunque, dopo un mese durante il quale le indagini hanno proceduto a fari spenti senza che trapelasse un solo particolare sui possibili autori e sul movente dell’omicidio.

Alla luce del fermo del clochard, sembra confermata la pista legata ai debiti, una pista di cui il Tirreno ha dato conto un paio di giorni dopo la scoperta del cadavere di Manzuoli. Secondo voci raccolte proprio nell’ambiente dei clochard di piazza Stazione, l’omicidio di Manzuoli potrebbe essere maturato come una punizione per uno “sgarro” commesso dall’operaio. Manzuoli avrebbe concordato di passare una notte con una giovane prostituta romena che si offre abitualmente vicino alla Stazione. Il prezzo pattuito sarebbe stato di 200 euro, ma il mattino seguente la prostituta si sarebbe presentata dal suo fidanzato-protettore con vistosi segni di percosse sul volto e soprattutto senza un soldo in tasca.

Questo accadeva alla metà di dicembre. Se è questa la pista imboccata dai carabinieri per dare un nome agli assassini dell’operaio, la punizione non si è fatta attendere. Prima dalla roulotte di Manzuoli è sparito un televisore. Sembrava un furto casuale, ma potrebbe essere stato il primo avvertimento. E’ verosimile che gli amici della prostituta abbiano provato a minacciare Manzuoli prima di passare alle vie di fatto. Il problema è che l’operaio della Cartotecnica Beusi non aveva grandi disponibilità economiche e potrebbe aver sottovalutato la pericolosità di quelli con cui aveva a che fare.

Sta di fatto che la notte di San Silvestro un gruppetto di persone lo ha raggiunto nella roulotte dove viveva, davanti all’azienda di via Vannucchi, lo hanno trascinato all’interno dell’azienda e qui lo hanno massacrato di botte. Non prima di averlo torturato (lo provano i tagli superficiali sulle braccia, che non sono ferite da difesa). Un particolare aveva subito attirato l’attenzione degli inquirenti: la parziale amputazione di un alluce del piede. Una ferita che sicuramente non è stata fatta durante la colluttazione, ma mentre qualcuno teneva ferma la vittima. In certi ambienti questa ferita ha un preciso significato: non hai pagato un debito.

Le indagini si sono concentrate fin da subito intorno alla Stazione, dove Manzuoli passava molto tempo. Anche il giorno stesso in cui è stato ucciso, l’operaio aveva pranzato insieme alla figlia nella pizzeria che si affaccia sulla piazza.

Al momento, stante il riserbo degli inquirenti, non è dato sapere se siano stati fatti altri arresti per l’omicidio di Andrea Manzuoli, ma è sicuro che il clochard fermato dai carabinieri non può avere agito da solo e forse ha avuto una parte marginale nella spedizione punitiva.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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