Italia
«Il capo contraffatto aumenta l’illegalità»
PRATO Arriva oggi a Prato una delegazione della commissione d'inchiesta sulla contraffazione e sulla pirateria commerciale, presieduta dal leghista Fava. La commissione incontrerà a Prato e a Firenze...
PRATO
Arriva oggi a Prato una delegazione della commissione d'inchiesta sulla contraffazione e sulla pirateria commerciale, presieduta dal leghista Fava. La commissione incontrerà a Prato e a Firenze rappresentanti istituzionali e delle forze dell'ordine. Assente giustificato Andrea Lulli, uno dei "padri" fondatori della commissione. «Che doveva nascere - spiega il deputato Pd - come organismo bicamerale, poi divenuta monocamerale ma che ha già prodotto documentazione per l'industria alimentare e prossimamente lavorerà sul comparto del tessile-abbigliamento e sulla moda».
Perchè lei non ci sarà?
«Abbiamo fatto molte audizioni e a Prato verrà presentato anche il lavoro svolto. Io purtroppo non potrò partecipare perché mi è stato affidato il coordinamento del gruppo parlamentare alla Camera sulle liberalizzazioni e questa mattina dovrò essere a Roma».
Qual è il motivo della visita a Prato?
«Perché Prato è una delle piazze tessile più importanti d'Europa. Certo, c'è la presenza dei cinesi e del distretto parallelo ma la questione della contraffazione va indagato perché può rappresentare un danno fortissimo alle aziende del distretto legale. Credo che la commissione vorrà capire i numeri del problema. Uno dei nostri sospetti è che sul tema delle contraffazione vi sia una certa contiguità tra l'economia legale e quella illegale».
Può spiegare meglio?
«È la cronaca che parla. Solo poche settimana fa sono state scoperta a Prato alcune aziende, in questo caso cinesi, che producevano per grandi griffe. Ecco, questa è la contiguità alla quale mi riferisco che ovviamente è tutta da accertare».
Che provoca danni incalcolabili.
«Infatti, sono pesantissimi soprattutto in termini di occupazione e sul fronte della produzione di ricchezza. Alla fine la contraffazione va a minare alla base la filiera produttiva e l'occupazione regolare e non solo fa concorrenza sui costi ma può anche creare turbative nel mercato della vendita».
Secondo lei è un fenomeno particolarmente presente a Prato?
«Putroppo no, il fenomeno è più diffuso di quanto si pensi. Sospettiamo che siano tante le aziende che danno lavoro a produzioni illegali. Il gioco è semplice: invece di produrre 100 paia di pantaloni di marca se ne fanno 120 e 20 vanno a finire nel mercato parallelo. Il problema è che sarebbe necessaria una tracciabilità compiuta del prodotto nel senso di trasparenze totale del processi produttivo anche con il "made in". Più trasparenza c'è infatti e più è difficile la contraffazione».
Quindi, quali sono le cose da fare?
«Si deve lavorare per far emergere la dimensione vera del fenomeno che evidentemente non è solo quella del laboratorio del sottoscale o dello smercio dell' extracomunitario che vende per strada, ma che presuppone un'organizzazione della produzione molto complessa. Inoltre è necessaria una presa di coscienza da parte dell'opinione pubblica per la quale non è sempre chiaro che acquistare un capo contraffatto è reato e va ad aumentare illegalità economia».
Nessun provvedimento sui money trasfert?
«Anche in questo settore è urgente un intervento legislativo che regolamenti la partita. I money trasfert rischiano di avere un ruolo pesante sulla contraffazione perché fanno girare molto contante».
Cristina Orsini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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