Finanza
Al posto dell’ospedale case, negozi e alberghi
La Regione punta a valorizzare al massimo gli immobili dell’attuale area del Misericordia e Dolce, ma il Comune ha dimezzato i volumi edificabili
PRATO
Il futuro dell’attuale area ospedaliera, destinata ad essere svuotata non appena il nuovo ospedale di Galciana sarà pronto (2014?)), è ancora avvolto nella nebbia. A rendere ancor più sfumati i contorni di una zona nevralgica per la città è arrivata da pochi giorni anche la legge regionale 4/2012 che riserva alla Regione Toscana un ruolo decisivo sulle scelte urbanistiche relative agli immobili delle Asl oggetto di dismissioni. Una legge che (come si può osservare nell’articolo a fianco) ha irritato non poco il centrodestra che ha accusato la maggioranza di centrosinistra di voler espropriare i Comuni delle prerogative urbanistiche.
Un passo indietro. Per comprendere la posta che c’è in gioco intorno all’area del Misericordia e Dolce, a ridosso del centro storico, occorre tornare all’accordo di programma che l’allora sindaco Marco Romagnoli sottoscrisse nel 2005 con l’Asl 4. In ballo c’era la costruzione dei quattro nuovi ospedali (Prato, Pistoia,Massa e Lucca). Il costo previsto, sette anni fa, per l’ospedale di Prato era di 111 milioni di euro, di cui 42 milioni provenienti da risorse ministeriali, 40 milioni di euro dall’alienazione di beni di proprietà dell’Asl 4 e 29 milioni dalla finanza di progetto, ovvero dai privati interessati alla costruzione degli ospedali. L’Asl 4 concordò col Comune la cessione di quasi la totalità dei propri immobili al Comune di Prato (esclusa la sede amministrativa, la palazzina delle Malattie infettive e delle Medicine) per l’importo di 43 milioni e 300mila euro. L’intesa era quella di rateizzare i pagamenti: 8 milioni l’anno fino al saldo, 11 milioni e300mila euro, nel 2011. Di questi soldi il Comune, a causa dell’estenuante guerra giudiziaria collegata alla gara d’appalto che ha spostato in avanti la consegna dei lavori, non ha mai versato nulla. E nulla intende versare ora che i lavori del gruppo Astaldi sono già a buon punto proprio a causa di contestazioni procedurali. Nei fatti, insomma, gli immobili del vecchio ospedale restano ancora nelle mani dell’Asl 4 che dovrà, prima o poi, farli fruttare per recuperare i soldi spesi per il nuovo ospedale.
Destinazione d’uso. «Finora abbiamo impiegato risorse del Fondo di rotazione per gli investimenti della Regione - spiega il direttore generale Bruno Cravedi - ma sono risorse che dovremo restituire. La nuova legge regionale punta alla valorizzazione del patrimonio degli enti pubblici, nel nostro caso dell’Asl. In accordo col Comune la Regione dovrà decidere la destinazione d’uso». E quindi entra in gioco il nuovo piano strutturale che il Comune di Prato si appresta ad approvare. Nell’area ospedaliera è prevista una parte destinata a residenziale, commerciale ed alberghiero. «I volumi sono però circa la metà di ora - informa l’assessore all’Urbanistica Gianni Cenni - e non bisogna dimenticare che il Ptc prevede in quest’area un parco urbano». Insomma, si fa capire, è difficile che la Regione Toscana, nonostante la recente legge, possa avere davvero mano libera. Anche sull’ipotetico ricavo l’assessore Cenni avanza dei dubbi: «Non tutti gli edifici potranno essere dismessi. Alcuni sono vincolati dalla Soprintendenza. E non bisogna dimenticare che l’Asl dovrà accollarsi anche i costi di demolizione e bonifica ». Insomma, il futuro dell’area del Misericordia e Dolce è ancora tutto da scrivere. Di certo, al momento, c’è soltanto la necessità che il Comune e la Regione trovino un accordo. L’assessore Cenni è più che prudente sui tempi immaginando una bozza d’accordo per fine legislatura. Il che, proiettandosi in avanti nel tempo, fa supporre che ci vorranno ancora parecchi anni prima di veder rigenerata l’attuale area ospedaliera. Pratilia, del resto, insegna.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
