La manifestazione
Ma il Centro non vuole morire
Il presidente Bicchi: «Siamo vittime, lì in 20 anni non è stato piantato un chiodo»
PRATO
«Comunque vada a finire questa vicenda, l’unica vittima certa è la fondazione del Centro di Galceti». E’ il commento di Pamela Bicchi, presidente della fondazione, presente alla conferenza stampa in Procura. «Non voglio commentare l’indagine - dice Bicchi - ma è una cosa molto triste per la città. Il Centro di Galceti era stato ridotto negli ultimi anni in uno stato di profondo degrado. Insomma lì per 20 anni non è stato piantato un chiodo. Ora stiamo cercando di farlo ripartire, con l’aiuto del Comune».
Ma qualcuno avrebbe dovuto controllare i conti? E lo ha fatto? In conferenza stampa è stato detto che dietro al Cda (peraltro raramente convocato) non c’era un collegio dei revisori. Invece c’era, ed era presieduto dal commercialista Antonio Grassi, che però, contattato telefonicamente, al momento preferisce non commentare gli sviluppi dell’inchiesta. «Doveva controllare anche l’ex presidente Calissi» aggiunge Pamela Bicchi che ha preso il suo posto, nominata dalla giunta Cenni.
«Ora servono interventi urgenti - dice la presidentessa - che per il momento stiamo facendo in economia». Di soldi ce ne sono sempre meno. Sospeso il servizio di recupero fauna, dalla Regione non arriva più un euro. Resta il Comune, che però non naviga nell’oro. Impensabile ora riprendere il servizio di recupero (servirebbero investimenti ingenti), il Centro, dissequestrato completamente dal 7 dicembre, punta sui campi estivi e sulla didattica ambientale. In aprile ci sarà un mese di iniziative con mostre sul marmo verde. «Di una cosa sono sicura - dice la Bicchi - Galceti non morirà».
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