Il Tirreno

Prato

«Galceti, agli animali solo le briciole»

di Paolo Nencioni

L’atto di accusa della Procura: fondi spesi per scopi diversi da quelli istituzionali. Sequestrate a Tozzi 6 case e tre terreni

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PRATO

Tre euro su quattro di quelli ricevuti dal Centro di scienze naturali di Galceti tra il 2007 e tutto il 2010 sono stati spesi per scopi diversi da quello per cui erano stati erogati, cioè il recupero e la cura della fauna selvatica. Lo sostengono il procuratore capo Piero Tony e il sostituto Benedetta Foti, che ieri hanno fatto il punto dell’inchiesta aperta ormai due anni fa sul Centro di Galceti e che vede indagati l’ex direttore Gilberto Tozzi, la moglie Deanna, il figlio Saverio, la dipendente Francesca Catani e ora anche l’ex presidente Massimo Calissi. Quest’ultimo, insieme a Gilberto Tozzi, anche per malversazione.

La Procura si è sentita in dovere di parlare dell’inchiesta non tanto per dare una notizia, quella del sequestro di beni per 1.185.000 euro, che è stata pubblicata dai giornali già otto giorni fa, quanto per mettere qualche puntino sulle i.

«Sono apparse notizie non del tutto corrispondenti al vero - ha spiegato Tony - Gli investigatori sono stati rappresentati come persecutori di persone benemerite. Bene, non è così. Nessuno vuole demonizzare nessuno, ma è un fatto che il Centro di Galceti era sovvenzionato per un certo oggetto sociale e le sovvenzioni sono state usate per fare altro».

Secondo gli accertamenti del Nucleo di polizia tributaria della Finanza, il Centro ha ricevuto in quattro anni (da Regione e Comune) un milione e 600mila euro. Di questi, quasi un milione e 200mila sarebbero stati usati per fini diversi dalla cura della fauna. In particolare, il costo del personale sarebbe stato di 1.092.451 euro, di cui 538.867 per la sola famiglia Tozzi e l’ex presidente Calissi. Insomma, il costo per far andare avanti la “macchina”, sarebbe diventato «la preoccupazione principale dei responsabili».

A Gilberto Tozzi e ai suoi familiari sono stati sequestrati ben sei appartamenti e tre terreni, oltre a conti correnti e titoli, mentre a Calissi un’auto e un conto (vuoto).

La Forestale, che insieme alla Polizia provinciale ha iniziato l’indagine nel 2010 ipotizzando il maltrattamento di animali e l’esercizio abusivo della professione veterinaria, ha calcolato, spiega Tony, che per acquistare il cibo destinato agli animali sarebbero serviti in quattro anni 332.400 euro e invece ne sono stati spesi solo 18.000. Tozzi si difenderà dicendo che era abitudine del Centro andare a ritirare gli alimenti avanzati dai supermercati, così abbattendo i costi per l’acquisto del mangime.

Ma il maggiore Davide Masucci, comandante del Nucleo di polizia tributaria, sostiene che «parte dei soldi sono stati utilizzati per esigenze di carattere personale» ed è convinto che siano stati «gonfiati i costi del personale».

La storia è ancora lontana dalla sua conclusione e solo il sempre più probabile processo chiarirà se Gilberto Tozzi, finora visto come un’istituzione vivente del recupero degli animali abbia speso bene i fondi messi a sua disposizione o se ne abbia approfittato. Intanto l’indagine è sostanzialmente chiusa e il suo difensore Alberto Rocca ha fatto ricorso al Tribunale del riesame contro i sequestri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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