Il dolore
«La città non si riconosce più in Cenni»
Il capogruppo Pd Massimo Carlesi difende l’iniziativa della mozione di sfiducia bocciata in consiglio comunale
di Giovanni Ciattini
PRATO
Una mozione di sfiducia, presentata da Pd ed Idv, che ricompatta le forze di maggioranza (Pdl, Lega Nord, Udc) e che spinge il sindaco Roberto Cenni ad immaginare una sua ricandidatura, non appare proprio come un trionfo dell’opposizione. Ma il capogruppo del Pd, Massimo Carlesi, è di tutt’altro avviso.
Carlesi, è ancora convinto che la mossa sia stata quella giusta?
«Sì, indubbiamente, è un passo che andava fatto. E’ un atto storico di cui andiamo orgogliosi. Non è nato all’improvviso. Negli ultimi mesi abbiamo verificato in città che la figura del sindaco, come prova anche un recente sondaggio del Sole 24 Ore, ha perso di autorevolezza. La gente, gli imprenditori, il mondo del lavoro, lo sentono come un problema. L’importante è riuscire a distinguere ciò che pensa la gente e ciò che vuol far credere la propaganda. Anche in consiglio comunale la maggioranza ci ha propinato il solito filmino da campagna elettorale nel quale la figura di Cenni veniva esaltata senza moderazione. Lo stesso assessore Caverni ne ha decantate le capacità sovrumane. Un elogio della persona, se si ha presente di ciò che è accaduto al gruppo Sasch, lasciando da parte l’avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta, che davvero appare fuori luogo. Ma è così difficile riconoscere che quell’imprenditore di successo, come ancora oggi lo si descrive nel sito del Comune (ma perché non si dice dove sono finiti oggi quei mille dipendenti?), non esiste più?».
Sapevate che i numeri vi avrebbero dato torto, ed infatti la mozione è stata respinta, ma l’avete presentata ugualmente. E ora?
«Volevamo che le forze che sostengono Cenni si pronun ciassero in maniera chiara. Abbiamo mostrato che genere di rapporto c’è tra maggioranza e sindaco: è difficile che Cenni possa continuare a vantare il suo essere sindaco civico».
Perché secondo lei il sindaco Cenni non è più autorevole? Perché non ritiene che non sia più in grado di rappresentare gli interessi dei cittadini?»
«Lunedì ci sarà un consiglio straordinario sul credito. Partiamo da qui. Come fa Roberto Cenni, debitore di cifre colossali alle banche, a trattare con gli istituti di credito per cercare di tutelare gli interessi dei suoi cittadini? Come fa ad invitare i suoi collegi industriali a non licenziare? Come fa a perorare la causa degli organici ridotti del Tribunale senza dimenticare i suoi attuali problemi con la giustizia? Sono tanti segnali di una debolezza che non può non mettere in difficoltà la città nelle sue varie componenti. La città avrebbe bisogno di un sindaco a tempo pieno. Magari fisicamente c’è, ma Prato è davvero al centro dei suoi pensieri?».
Attaccare l’imprenditore che ha fallito, dopo aver trascorso molti anni sulla cresta dell’onda, può essere fuorviante: è il sindaco che i cittadini giudicano.
«E’ vero, ma in questi due anni e mezzo di governo che cosa ha fatto il centrodestra? Dove sono le opere pubbliche che lasciano dietro di sè? Pratilia? Ma se è un investimento privato. Anche nel bilancio triennale 2012-2014 non c’è niente. Il piano strutturale non prevede nulla per lo sviluppo della città. Non vogliamo essere complici di una maggioranza che si è limitata a tagliare i nastri di opere già finanziate dal centrosinistra e che si è contraddistinta soltanto per la festa del cocomero, la festa della castagne e , se ci sarà, del ritorno della Pallagrossa: il fallimento politico è totale».
In consiglio si è sparato di nuovo a zero sul Consiag.
«Nelle altre città le partecipate sono valorizzate, qui si vogliono smantellare. Perché non sono entrati dentro il Consiag per cercare di cambiare ciò che non gli piaceva, così come hanno fatto con Sori e Asm?».
C’è chi sostiene che la vostra mozione abbia sancito una definitiva rottura con la maggioranza. E’ così?
«Ma se non c’è mai stato alcun dialogo. Hanno sempre detto di no a tutto quello che abbiamo proposto. Un esempio? Abbiamo presentato degli ordini del giorno per chiedere gli aumenti degli organici di questura e Prefettura. Invece di sottoscriverli o anche presentare emendamenti, hanno pensato bene di incaricare la Commissione Terza di preparare un documento sullo stesso argomento. Commissioni di questo tipo, diciamo la verità, servono soltanto a intascare dei gettoni di presenza. Ma non importa: i nostri ordini del giorno non li ritiriamo».
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