Attenzione
Aperta la sala d’attesa in stazione
Burroni: «Così i clochard possono trascorrere la notte al riparo
PRATO
Sono i primi a battere i denti e a scontare sulla pelle i brividi di queste notti sotto zero, in una città martoriata da gelo e neve. Non hanno un tetto come riparo, non un termosifone vicino al quale riscaldarsi. Che si chiamano clochard o "homeless", poco importa. Importa che i 18 volontari del servizio Caritas della ronda notturna, freddo o non freddo, in questi notti difficili si stanno prodigando, uscendo per portare un po' di conforto e di ristoro a questi sfortunati che vivono per strada. E mercoledì sera una squadra della ronda Caritas si è imbattuta in due clochard infreddoliti che avevano trovato rifugio alla Stazione. Un italiano e un straniero, persone restie a trovare sistemazione nell'asilo notturno gestito dall'associazione La Pira. «Abbiamo chiesto alla Polfer che venisse aperta in via straordinaria la sala d'attesa in modo che potessero trascorrere la notte - spiega Francesco Burroni, responsabile della ronda notturna -. I nostri volontari battono ogni sera i punti critici della Stazione, Poste e il perimetro lungo le mura di via Arcivescovo Martini, dove è maggiore la concentrazione di clochard».
C'è tutto un mondo invisibile di gente disperata che sfugge ai volontari della Caritas. «Per strada ultimamente ne troviamo meno perché molti si rifugiano in edifici abbandonati dove è difficile accedere», osserva Burroni. Che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello a tutti i pratesi per l'approvvigionamento di sacchi a pelo.
Maria Lardara
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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