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Prato

Consiglio infuocato la sfiducia diventa un processo al Pd

Consiglio infuocato la sfiducia diventa un processo al Pd

Cenni: ho lavorato solo nell’interesse dei cittadini Carlesi: non accettiamo lezioni di buona amministrazione

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PRATO

I numeri della vigilia parlavano chiaro. L'operazione spallata al sindaco non poteva vincere. Ma nei pronostici un'opposizione aggressiva avrebbe avuto un'ottima tribuna per mettere alle corde Roberto Cenni e costringerlo ad una ridotta più che a una difensiva tra il fallimento di Sasch e l'avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta.

Invece la mozione di sfiducia di Pd e Idv bocciata nel consiglio comunale straordinario di ieri pomeriggio si è trasformata in un'iniezione tonificante per Cenni e in un processo all'opposizione. Tanto da lasciargli alle 21.30 – dopo un dibattito durato cinque ore – anche l'onore del bel gesto: «Su una questione che mi riguarda preferisco non votare» ha detto prima di uscire dall'aula al momento della chiama. La ciliegina messa su un pomeriggio dal quale Cenni è uscito con un elenco dei risultati ottenuti: il rifiuto della cementificazione nell'ex Banci, i 25 milioni di euro di ammortizzatori sociali strappati al governo e il contenimento della spesa comunale che ha consentito nonostante il drastico taglio di trasferimenti dallo Stato di non aumentare i tributi locali. «Ho fatto questo nell'interesse dei cittadini non guardando alla destra o alla sinistra, bensì alla tutela dei cittadini. È per caso contro il loro interesse ad esempio il ripristino della legalità economica?» ha chiesto ricevendo applausi dai banchi della maggioranza e dal pubblico che ha reso buona parte del dibattito una bolgia da tifoseria. Dal suo vice, Goffredo Borchi è cominciato l'incalzo al Pd: «Perché Carlesi ha abbandonato la sua battaglia fatta nelle primarie sulle partecipate?». È toccato al Pdl comunque menare fendenti al Partito democratico: «Le vere colpe si trovano in Estra, andate a leggere la sentenza dell'Antitrust – è stato l'invito del capogruppo Roberto Baldi – Non ci uniremo a chi vuole sovvertire col giustizialismo il verdetto degli elettori». Il vice-coordinatore del Pdl Alessandro Giugni ha alzato il tiro parlando di azione sovversiva da parte dell'opposizione in relazione al manifesto “dimettiti bindolo” dell'associazione Argonauta. Interventi di puntello, invece, dal consigliere Udc Antonio Longo e dai leader delle due Leghe Emilio Paradiso e Leonardo Soldi seguiti dall'astensione di Fli. L'opposizione ha provato a mordere con Aurelio Donzella: «La mozione si regge su considerazioni puramente politiche. Quale fiducia può ispirare chi non ha saputo amministrare la propria azienda?». Mentre Carlesi ha calibrato il tenore dei suoi due interventi sulla mancanza di autorevolezza di Cenni con contraccolpi su Prato: «Non possiamo accettare lezioni di buona amministrazione da parte di chi ha un passato di questo tipo. Non ha più la serenità per governare. Io invece sono orgoglioso di lavorare col mio gruppo». Le ultime stoccate però sono toccate all'assessore alla sicurezza Aldo Milone. Prima ha messo in dubbio che la consigliera del Pd Cristina Sanzò fosse stata assunta in Asm col concorso, ricevendo in cambio la minaccia di querela. A distanza di poco ha rievocato un episodio del secondo mandato da sindaco di Fabrizio Mattei: «In una riunione col prefetto di allora gli chiese di stare calmo sui controlli ai cinesi».

Carlandrea Poli

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