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“Ubu Roi”, una riflessione sulla natura dell’arte teatrale

“Ubu Roi”, una riflessione sulla natura dell’arte teatrale

Da stasera fino all’11 febbraio in scena al Fabbricone la nuova produzione del Metastasio Roberto Latini propone una reinterpretazione giocosa del Macbeth di Shakespeare

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di Miriam Monteleone

PRATO

Il teatro qualche volta è luogo d’incontro anche per i grandi personaggi dei classici. Che si inseguono, dialogano e si confrontano con l’immaginario contemporaneo.

A questa contaminazione s’ispira anche la nuova produzione del Metastasio: “Ubu Roi” di Alfred Jarry, in scena al Fabbricone da stasera (ore 21)  fino all’11 febbraio. Un testo giocoso, che reinterpretando il “Macbeth” di Shakespeare, diventa occasione scenica per riflettere sulla natura dell’arte teatrale.

Gli interpreti sono Sebastian Barbalan, Lorenzo Berti, Fabiana Gabanini, Roberto Latini, Ciro Masella, Savino Paparella, Simone Perinelli e Marco Vergani. “Ubu Roi” è la definizione di un processo di teatralizzazione unica: un gioco scolastico che diventa spettacolo per marionette, un errore imprevisto della letteratura teatrale e una deviazione intorno all’arte, che ci fa ricollocare Jarry tra Pirandello e Beckett e l’opera tra i classici, al pari di “Edipo” e “Amleto”.

Jarry è considerato il precursore del movimento surrealista e del teatro dell’assurdo. Nella sua opera provocazione, farsa, parodia e umorismo si fanno largo nelle avventure di Padre Ubu, capitano dei dragoni e ufficiale di fiducia di re Venceslao, in un paese leggendario tra mito e tragedia. Su questo materiale al limite del fantastico, per l’occasione, ha lavorato l’attore Roberto Latini, noto deux ex machina dei Fortebraccio Teatro, che di questo lavoro firma anche la regia.

Il progetto non suona nuovo per la materia (Latini qualche anno fa ha portato in scena un originalissimo “Ubu incatenato”) ma senza dubbio si distingue per l’accurato lavoro registico fatto non solo sul testo ma anche sugli interpreti. Questa volta- a quanto ci dichiara l’attore- la fonte d’ispirazione è stata Shakespeare.

«Il legame con Shakespeare è molto forte- spiega Latini, nelle note di regia- abbiamo lavorato tenendo questo continuo riferimento, in tutti i parallelismi possibili: da “Macbeth” ad “Amleto”, passando per “Romeo e Giulietta” o “Giulio Cesare” o “La tempesta”. Abbiamo integrato Jarry col suo proprio modello e Shakespeare con lui, li abbiamo entrambi ricondotti al nostro tempo teatrale, al nostro sentire, al nostro modo di stare a teatro».

«Come quando improvvisamente si nota un particolare prima trascurato – aggiunge- come quando ci si volta con la sensazione di essere seguiti, abbandonati all’incanto cosciente del déjà vu, abbiamo voluto credere che in un angolo del palco, con la catena al collo di Carmelo Bene, ci fosse Pinocchio. Abbiamo assecondato questa sensazione e ci siamo goduti l’incontro di questi personaggi fuori dal tempo e da ogni spazio possibile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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