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Prato

La console cinese Yungi “balla” da sola

La console cinese Yungi “balla” da sola

L’assessore regionale chiede disponibilità a collaborare contro l’evasione, ma lei non prende alcun impegno

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di Ilenia Reali

PRATO

Un console. Un assessore regionale. Un traduttore. Un addetto stampa. E due tazze di thè verde per far sentire a proprio agio l’ospite, in questo caso il rappresentante della Cina in Toscana Zhou Yungi.

Una visita istituzionale, quella organizzata dall’assessore regionale ai rapporti con le comunità straniere Riccardo Nencini, inserita in un giro di incontri con i rappresentanti delle maggiori comunità straniere presenti sul territorio regionale con lo scopo di migliorare i rapporti e affrontare i problemi insieme.

Insieme.

Parola evidentemente non recepita dalla console che ha declinato ogni proposta fatta dall’assessore regionale per combattere evasione e illegalità nella comunità cinese che ha a Prato il fulcro delle presenze. Nencini non usa mezze parole. «L’incontro - commenta - è andato male. A una serie di indicazioni per cominciare una collaborazione fattiva fatte al console generale, tra l’altro persona squisita, ho avuto una serie di no. Anzi. Neppure dei no diretti ma un’elusione sistematica delle proposte».

Un incontro, ha commentato uno dei presenti, dove ci sono state due discussioni parallele dove domande e risposte non si sono mai incontrate.

«Ho introdotto l’argomento - racconta Nencini - spiegando alla console il fatto che lo Stato ha avviato una massiccia lotta all’evasione e all’illegalità e dal momento che a livello centrale si sta accelerando chiedevo loro di darci una mano. Ho proposto nel censire il fenomeno della clandestinità , nella segnalazione di casi manifesti di non rispetto delle regole consapevole che un fenomeno così vasto non può sfuggire al consolato.Ho ricevuto risposte non positive tranne per la disponibilità a stampare volantini con scritte le norme fiscali applicate in Italia».

Troppo poco per Nencini.

« Ho insistito con la console dicendole che probabilmente le norme le conoscono visto che si rivolgono anche a fiscalisti e commercialisti italiani e che forse sarebbe stato meglio, anziché illustrare come si pagano le tasse, fare un lavoro insieme per cambiare lo stato attuale delle cose, in cui l’eccezionalità è trovare aziende in regola. Ho ribadito che il consolato ha una responsabilità anche morale nei confronti dello Stato che ospita i suoi cittadini e che lo ha ancor di più in una situazione come questa in cui il fenomeno di evasione è gigantesco. Aggiungo che li ho invitati anche a far parte dei tavoli istituzionali contro l’evasione e mi è stato detto che se volevo potevano mettermi a disposizione un funzionario del consolata che tenesse i rapporti con la Regione. E cosa vuol dire? Beh, ho risposto che per i rapporti c’era lei , la console appunto, e andava benissimo così senza altri intermediari».

Nencini ha avuto la sensazione di una chiusura totale nonostante la disponibilità dimostrata dall’ambasciatore durante la visita in città. E che, secondo lui, un rappresentante seduto ai tavoli contro l’evasione del paese di origine sarebbe stata uno stimolo a seguire le regole. Ma non solo.

« Collaborare - ha aggiunto Nencini - diventa una forma di tutela anche nei confronti di quei cinesi che invece le regole le rispettano». Un incontro quindi che lascia all’assessore un pugno di mosche in mano. «Ho concluso dicendo che se avessero avuto delle idee per collaborare, la Regione era a disposizione. Per quel che ci riguarda ritengo si debba, oltre ai blitz, lavorare anche per spezzare le connivenze con tutta quella serie di professionisti che li aiutano nella gestione delle aziende. E andremo avanti a creare una task force anti-evasione.

Non solo per colpire i cinesi, come del resto ho detto anche alla console, ma anche tutti coloro che non rispettano le regole».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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