Finanza
Un ristoratore tra gli spacciatori
I retroscena dell’operazione della Mobile: c’è anche una psicologa che ha lavorato alla Dogaia
di Paolo Nencioni
PRATO
Tra le 29 persone finite in carcere nell’ambito dell’inchiesta su un vasto traffico di cocaina, eroina e hashish di cui ci siamo occupati la scorsa settimana c’è anche un noto ristoratore di Calenzano e una giovane psicologa che ha lavorato anche alla casa circondariale della Dogaia.
Si tratta di Edmondo Campagna, 39 anni, socio della Fratelli Campagna di Egidio & C. che gestisce il Ristorante Campagna in via di Barberino, alle Croci, e di Jessica Betti, 35 anni, nata a Prato e residente a Signa. Sono due degli otto italiani raggiunti dalle misure cautelari, insieme a Giulio Marinaro Stranieri, 42 anni, Renato Macchia, 44 anni, Amilcare Mattarese, 51 anni, e Massimo Statunato, 53 anni. Ma il solo Campagna, difeso da Federico Bagattini, è finito in carcere. Agli altri sono stati imposti gli arresti domiciliari.
I primi risultati dell’inchiesta, iniziata nell’estate del 2009 e di fatto chiusa dopo poco più di un anno, sono stati illustrati ieri dal procuratore capo Piero Tony, dal sostituto Roberta Pieri e dal capo della squadra mobile Francesco Nannucci. In totale, come detto, sono 29 le ordinanze di custodia eseguite sulle 44 disposte dal giudice per le indagini preliminari. All’appello mancano dunque 15 persone, tutti stranieri, quasi tutti marocchini. Alcuni di questi sono già all’estero e si terranno alla larga dall’Italia, almeno per un po’. Mentre la magistratura decideva la loro sorte processuale, sono stati espulsi dall’Italia perché clandestini e alla fine si è rivelato un colpo di fortuna, altrimenti sarebbero adesso sarebbero in carcere. Alcuni, prima di sapere che li stavano cercando, hanno anche provato a tornare in Italia ma sono stati respinti alla frontiera.
In totale, ha spiegato il procuratore Tony, sono stati sequestrati due chili di cocaina, cento grammi di eroina e mezzo chilo di hashish. L’inchiesta, ha aggiunto il vicequestore Nannucci, è nata dalla costola di un altro procedimento. Ascoltando le intercettazioni telefoniche, gli inquiurenti si sono accorti che era in corso un lucroso spaccio di cocaina ed eroina e hanno messo sotto controllo i telefoni di due fratelli marocchini, Hicham e Adil Eddirhoussi di 40 e 31 anni. Il primo si fa chiamare Pippo Hicham (si dice perché gli piace il cartone animato) e ama definirsi “il re dei marocchini di Prato”. L’altro è conosciuto anche come Pippo Adil e lo descrivono come particolarmente violento, tanto che una volta ha minacciato di picchiare il suo stesso avvocato difensore in carcere.Gli italiani, invece, compreso il ristoratore di Calenzano, secondo gli inquirenti sarebbero stati all’inizio semplici clienti che poi si sarebbero trasformati in piccoli spacciatori per pagare il proprio consumo di droga. Nell’inchiesta, ma solo come clienti, sono finiti anche un avvocato penalista e un ex autista della Cap. La clientela, hanno spiegato gli investigatori, era molto composita, dall’operaio all’imprenditore. Ormai la cocaina non è più la droga dei ricchi. Con 40 euro se ne può comprare una dose. I diversi gruppetti spacciavano a Galciana, a Viaccia e al Soccorso.
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