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Eredità contesa Il giudice alla fine dà torto al nipote

Eredità contesa Il giudice alla fine dà torto al nipote

Assolto il presidente della Comunità montana Non ci sono prove che il testamento sia stato falsificato

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VERNIO

E’ finita con due assoluzioni «perché il fatto non sussiste» una lunga e delicata vicenda giudiziaria che per anni ha opposto Marco Ciani, presidente della Comunità montana della Valbisenzio, Margherita Giambi e Walter Bianconi.

Quest’ultimo, nipote di un’anziana signora deceduta nel 2006, accusava i primi due di aver falsificato il testamento della nonna per impossessarsi di un’eredità costituita da mezzo milione di euro in denaro e titoli, oltre a una casa del valore stimato tra i trecentomila e i quattrocentomila euro.

Il giudice monocratico ha messo ieri la parola fine, almeno in primo grado, sulla vicenda stabilendo che il testamento non è stato falsificato e dunque è giusto che l’eredità sia andata a Ciani e Giambi.

La storia, come detto, va avanti da alcuni anni, in particolare dal 2006, quando morì la signora Eden Bianconi. All’apertura del testamento il nipote, che aspirava a diventare l’erede universale, ebbe una brutta sorpresa. La nonna, infatti, aveva lasciato tutto ai vicini di casa, Ciani e Giambi, appunto.

Bianconi sentì puzza di bruciato e intentò una causa civile per ottenere l’annullamento del testamento, sostenendo che il documento era stato falsificato. Ma Marco Ciani e Margherita Giambi, assistiti dall’avvocato Maurizio Briganti, hanno avuto ragione sia nel primo che nel secondo grado della causa civile. Il giudice insomma ha escluso che il testamento sia stato falsificato.

Gli atti del processo civile sono così stati acquisiti in quello che nel frattempo era stato intentato ai due eredi in sede penale e ieri, dopo numerose udienze, il giudice monocratico è giunto alla stessa conclusione del collega che ha deciso la causa civile, e dunque che non ci sono prove che il documento sia stato falsificato.

Come in altri casi simili, la spiegazione potrebbe essere molto semplice, ed è quella sostenuta da Marco Ciani e dalla coimputata, e cioè che l’anziana signora si fosse affezionata ai suo i vicini di casa tanto da sovvertire le normali gerarchie delle eredità.

Non sarebbe certo la prima volta che un erede designato si ritrova con un pugno di mosche. In questo caso, essendo l’eredità di una certa consistenza, ne sono nate ben due azioni legali, in sede civile e penale. Anzi tre, perché a marzo l’accusatore si dovrà sedere sul banco degli accusati. Bianconi sarà processato con l’accusa di ingiurie e molestie. Ciani sostiene di essere stato molestato al telefono anche in orari notturni, ma questa è un’altra storia.

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