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Galceti, sequestro da un milione di euro

Galceti, sequestro da un milione di euro

Ennesimo colpo di scena: congelati i beni di Tozzi e Calissi, si ipotizza la malversazione. L’ex direttore: «Assurdo»

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di Paolo Nencioni

PRATO

Sta diventando sempre più una questione di soldi, e non solo di animali che si presume maltrattati, quella del Centro di scienze naturali di Galceti.

Giovedì all’ex direttore Gilberto Tozzi e all’ex presidente Massimo Calissi è stato notificato un decreto di sequestro preventivo di beni mobili e immobili fino al raggiungimento della cifra di un milione e centomila euro. Il provvedimento è stato chiesto dal procuratore capo Piero Tony e dal sostituto Benedetta Foti, che da quasi due anni indagano sulla gestione del Centro di scienze naturali. Sono state dunque sequestrate case (anche quella dove abita), terreni e conti correnti a Gilberto Tozzi, un conto corrente e un’auto (vecchia di 12 anni) a Massimo Calissi.

Il valore dei beni è certamente inferiore al milione di euro (il conto corrente di Calissi, per esempio, è vuoto), ma il decreto di sequestro indica questa cifra perché è quella che secondo la Procura potrebbe essere stata oggetto di malversazione ai danni di un ente pubblico.

La tesi accusatoria è che il Centro di Galceti abbia ricevuto negli ultimi cinque anni finanziamenti da Comune e Regione e non li abbia destinati alle finalità di pubblico interesse per le quali i soldi erano stati erogati. Per intendersi, a Tozzi e Calissi (quest’ultimo finora non era indagato) non viene contestato di essersi messi i soldi in tasca, ma di averli usati per finalità diverse da quelle a cui erano destinati.

E’ un salto di qualità che rende ancora più ingarbugliata una vicenda di cui finora si è capito ben poco. Una prima perquisizione al Centro di Galceti fu compiuta dalla Polizia provinciale e dal Corpo forestale il 22 giugno del 2010 e il direttore Tozzi fu indagato per esercizio abusivo della professione veterinaria e maltrattamenti agli animali. Seguirono cinque lunghi mesi di silenzio, prima del “botto” del 2 dicembre 2010, quando il Centro fu sequestrato e oltre a Gilberto Tozzi vennero indagati la moglie Deanna, il figlio Saverio e la dipendente Francesca Catani. La conseguenza fu l’interruzione immediata del servizio di recupero della fauna, di cui il Centro si occupava da decenni. La Procura ipotizza la somministrazione di alimenti non corretti agli animali, l’uccisione di storni, la detenzione di armi e munizioni, addirittura l’associazione a delinquere.

Nel frattempo è stata ordinata una perizia sui conti del Centro di scienze naturali ed evidentemente la Procura si è convinta che quei conti non tornino. Ecco il motivo del sequestro di giovedì, che ha coinvolto anche il conto corrente sul quale viene versata la pensione di Gilberto Tozzi.

«E’ un provvedimento assurdo e fuori luogo - commenta lo stesso Tozzi -Tutti gli anni abbiamo fatto bilanci regolari, approvati dai sindaci revisori e dagli enti finanziatori. Se avessero trovato ammanchi capirei, ma così... Dopo aver lavorato per una vita alla realizzazione di una struttura che era portata ad esempio ci ritroviamo in questa situazione, ci trattano come mafiosi».

Più cauto il commento dell’avvocato Alberto Rocca, che difende Gilberto Tozzi. «E’ un provvedimento ben criticabile - dice l’avvocato - e investiremo quanto prima il Tribunale del riesame per chiederne l’annullamento».

Intanto, a due anni dall’inizio dell’inchiesta, siamo ancora nella fase delle indagini preliminari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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