Attenzione
Biscotti: «Alla Torrisi cittadinanza onoraria»
L’attrice risponde alle polemiche su Facebook: «Ho solo detto che sono cresciuta in un quartiere popolare, una specie di Bronx». Ma le critiche non si fermano
MONTEMURLO
Mentre Laura Torrisi risponde d'essere stata fraintesa, Montemurlo si divide tra coloro che la difendono e chi invece continua a indignarsi per l'accostamento di Montemurlo al Bronx. Tra questi però c'è chi, come il capogruppo di "Rilanciare Montemurlo" Aurelio Biscotti, chiede pure che le venga data la cittadinanza onoraria per aver portato il nome di Montemurlo sotto i riflettori.
Laura Torrisi. L'attrice montemurlese compagna del regista Leonardo Pieraccioni ha affidato a Facebook, ieri mattina, la propria reazione alla polemica innescata da una frase, riportata dalla rivista Vanity Fair, in cui sembrava che la Torrisi accostasse Montemurlo al Bronx, quartiere di New York entrato nell'immaginario collettivo come sinonimo di luogo violento e pericoloso. «In un'intervista della scorsa settimana - scrive la Torrisi - la giornalista, lasciando incompleta una mia dichiarazione, ha fatto sì che Montemurlo fosse paragonata al Bronx. Non è così e mi scuso io per lei - continua - La frase completa era: sono cresciuta in un quartiere popolare (case popolari), una specie di Bronx». Laura Torrisi poi aggiunge: «Spero di aver chiarito perchè credetemi, anche se da piccola non sempre mi è sembrato, sono contenta di esserci cresciuta perchè lì mi sono fatta le ossa».
Aurelio Biscotti. «Per certi versi ha ragione lei - esordisce il capogruppo di "Rilanciare Montemurlo" - certe zone di Montemurlo o di Oste non possono che essere definite degradate. M'immagino cosa pensino le persone che arrivano a Oste per la prima volta, è inutile lamentarsi. Soprattutto - continua Biscotti - mi sembra assurdo che ci siano persone che cerchino in tutti i modi di negarlo indignandosi fino ad arrivare alle offese. Io non conosco Laura Torrisi ma la voglio difendere e visto che il sindaco Lorenzini l'ha già invitata a Montemurlo, voglio proporre per lei il conferimento della cittadinanza onoraria per la visibilità che ha fatto avere alla nostra cittadina».
Anni Novanta. Montemurlo era poi così degradata e pericolosa da farla sembrare una specie di Bronx? Lo abbiamo chiesto a qualche montemurlese coetaneo di Laura Torrisi e il risultato è la descrizione di un paesone di periferia dove si conoscevano tutti e dove era soprattutto la noia a farla da padrone. «Il Bronx semmai c'è adesso - esordisce Cosimo Zecchi, trentenne capogruppo Pdl in consiglio comunale - all'epoca c'erano le grandi compagnie e l'oratorio, magari non era un bel posto dove abitare ma la criminalità e la droga sono arrivate molto tempo dopo». Tra gli stupiti c'è sicuramente Rossella De Masi, l'assessore alla pubblica istruzione: «Ci sono rimasta male, non ha senso paragonare Montemurlo con un quartiere sinonimo di degrado e microcriminalità - spiega - all'epoca questa città era solo un quartiere dormitorio in cui si giocava in strada fino a sera e dove non esistevano le preoccupazioni legate alla delinquenza». E se Ilaria Maffei, l'assessore alla cultura, descrive la sua adolescenza ad Oste come un idillio «fatto di tante amicizie e di solidarietà», Fausto Bagattini, ex assessore, descrive Montemurlo come: «Un mortorio dove non succedeva mai niente».
Alessandro Pattume
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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