La manifestazione
Spaccio di cocaina, oltre 40 arresti
Indagine della squadra mobile: tra i clienti del “re dei marocchini” anche un autista della Cap e un avvocato penalista
Ci sono anche un autista della Cap che guidava, per sua stessa ammissione, sotto l’effetto della cocaina, e un noto avvocato penalista appassionato della polvere bianca tra le decine e decine di clienti del gruppo di spacciatori di droga che è stato smantellato negli ultimi giorni dalla squadra mobile della polizia al termine di un’indagine iniziata più di tre anni fa, nell’estate del 2009.
Negli ultimi quattro giorni gli uomini della Mobile, agli ordini del vicequestore Francesco Nannucci, hanno fatto la spola tra i domicili conosciuti e quelli ufficiosi di 42 persone, in gran parte nordafricani. Solo due gli italiani finiti in carcere:una giovane di Pistoia e un uomo di Calenzano. Per 36 indagati il sostituto procuratore Roberta Pieri ha chiesto la custodia in carcere. Per altri sei, tutti italiani, gli arresti domiciliari, mentre altru due stranieri avranno l’obbligo di dimora. Alcuni, difesi dagli avvocati Bertei, Febbo, Malerba, Nicolosi, Bagattini, Ancona e Di Rocco, sono già stati interrogati dai gip Cecchi e D’Addario.
L’inchiesta. Le indagini sono iniziate più di tre anni fa, nell’estate del 2009, quando la sezione narcotici della Mobile ha cominciato a tenere d’occhio un paio di fratelli stranieri che sembravano gestire un lucroso traffico di cocaina, hashish e in qualche caso anche eroina. Uno dei due è considerato il capo e amava definirsi “il re dei marocchini di Prato”. Il fratello è un tipo particolarmente deciso, tanto da aver picchiato il suo stesso difensore quando si trovava in carcere. I due erano soliti rifornirsi da connazionali che vivono a Milano e da loro sono partite le intercettazioni telefoniche che costituiscono l’ossatura dell’inchiesta. I movimenti di soldi e droga, infatti, sono stati in gran parte ricostruiti ascoltando le conversazioni telefoniche e solo in rare occasioni la polizia è intervenuta per sequestrare piccoli quantitativi di droga, per non insospettire il gruppo criminale. In realtà non si sta parlando di un solo gruppo, e infatti non è contestata l’associazione a delinquere, ma di alcuni gruppetti che occasionalmente avevano contatti e operavano nello stesso settore. La competenza dunque rimarrà a Prato e non sarà della Direzione distrettuale antimafia, come altre volte è accaduto per le indagini sullo spaccio di stupefacenti. Ad alcuni degli indagati è contestata l’aggravante di aver utilizzato dei minorenni per lo spaccio al minuto, ma non risultano minorenni tra gli arrestati.
L’autista Cap con la passione per la cocaina. Tra le decine e decine di clienti ascoltati nelle intercettazioni telefoniche, come detto, c’è anche un trentacinquenne autista della Cap, residente a Cantagallo, che si riforniva abitualmente di droga da uno degli spacciatori e successivamente ha ammesso di aver guidato il bus sotto l’effetto degli stupefacenti. E’ uno degli aspetti più preoccupanti emersi dall’indagine della squadra mobile.
Le amicizie pericolose dell’avvocato. Un altro cliente “eccellente” degli spacciatori è un avvocato penalista, che li ha anche difesi in qualche processo. Diverse pagine di intercettazioni telefoniche raccontano le sue frequentazioni coi pusher di cocaina, ai quali presta il suo scooter (con qualche difficoltà a riaverlo indietro). In altri casi si sarebbe fatto pagare le prestazioni professionali con alcune dosi di polvere bianca. Sia l’autista che l’avvocato, però, non risultano indagati. Al momento si tratta di semplici clienti. E sono soltanto alcuni delle decine e decine di clienti sui quali poteva contare il gruppo di spacciatori. E’ l’altra faccia della medaglia dello spaccio di cocaina in città: da una parte tanti nordafricani che vendono al minuto, dall’altra tanti italiani che si riforniscono.
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