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Prato

Scritta per Eleonora Duse ecco una dionisiaca Elektra

Scritta per Eleonora Duse ecco una dionisiaca Elektra

Elisabetta Pozzi presenta al teatro Metastasio il testo scritto da Hofmannsthal La versione del drammaturgo austriaco ricorda più Shakespeare che Sofocle

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PRATO. Elisabetta Pozzi nei panni dell'Elettra moderna e decadente di Hofmannsthal. Fino a domenica al Metastasio va in scena l' "Elektra" rivisitata da Carmelo Rifici e prodotta dallo Stabile del Veneto. Un testo dal sapore shakespeariano che ritrae il dramma interiore della protagonista, con tratti folli e quasi inumani, abbandonando i canoni dell'opera di Sofocle.

Hugo von Hofmannsthal scrisse l'"Elektra" per Eleonora Duse, che non portò mai in scena questo testo, debuttato invece con successo nel 1903 a Berlino. L'autore è un uomo profondamente immerso nelle temperie culturali del suo tempo, ma nel suo personaggio convivono la baccante dionisiaca e la donna isterica moderna, un omaggio alla forza espressiva dell'attrice italiana a cui era stata destinata la tragedia, ma anche all'incontro tra mito e psicoanalisi, alla ricerca di un ideale ricongiungimento tra l'uomo moderno e le sue antiche origini. "Elektra, nell'impossibile viaggio per ritrovare la sua antica identità - spiega il regista- incontra Amleto, il suo più prossimo parente. Un parente scomodo però, perché dopo di lui nessun personaggio del mito è più riuscito a recuperare se stesso. Un essere impossibilitato ad agire, chiuso nella prigione della sua stessa mente, così apparirono a Hofmannstah l l'uomo contemporaneo ed Elettra". Il personaggio di Hofmannsthal si allontana terribilmente dalla tragedia greca. La vera ispirazione dell'autore non va cercata nella Grecia di Sofocle, ma nell'universo poetico di Shakespeare e nella schizofrenia moderna. E aggiunge: "La Grecia di Hofmannsthal è quindi un'invenzione onirica del poeta, un incubo ossessivo dell'autore, insomma un sogno. O meglio l'analisi ante litteram dei sogni. Per questo ho deciso di ambientare la vicenda in un palazzo distorto, dove i personaggi, vestiti in abiti da manicomio, devono a ogni parola pronunciata, sbugiardare la possibilità di essere personaggi tragici e confermare la tragicità di non sapere più chi essi siano realmente". Elektra, e non meno di lei la sorella Crisotemide e l'odiata madre Clitemnestra, è prigioniera della sua stessa follia, nel recinto angusto e isolato del cortile, presa dalle sue angosce, nel cerchio chiuso del suo stesso sangue, smaniosa di uscire dal carcere che le separa dal mondo e la esclude dalla vita. Per info e prenotazioni contattare lo 0574 608550.(Mi.Mo.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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