Finanza
Sampietrini per non dimenticare
Progetto del Comune e delle scuole: nomi dei deportati scritti sulle pietre della pavimentazione stradale
di Carlandrea Poli
PRATO
Sampietrini per la memoria. Tutto nasce in Germania nel 1990 quando Gunter Demnig, un artista tedesco si imbatte in una signora di Colonia che nega che nella sua città nel 1940 fossero stati deportati 1.000 sinti come prova generale della soluzione finale per gli ebrei.
Per Demnig è più di un'ispirazione. Si tratta del richiamo della storia, che lo spinge a dedicare tutto il suo lavoro a sviluppare la memoria sull'olocausto.
Un compito complicato dalla progressiva scomparsa degli ultimi sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti e dal dovere trasmettere il messaggio di attenta vigilanza sull'antisemitismo e sul razzismo in genere quattro generazioni dopo la Shoah.
Tre anni dopo appaiono in Germania le prime "pietre d'inciampo": dei sampietrini con sopra una targhetta d'ottone col nome, cognome e dati anagrafici delle vittime del genocidio.
L'installazione è divenuta famosa in Europa e in Italia ha già avuto una prima sperimentazione a Roma. Col nome "memorie d'inciampo" questa nuova modalità di attivare la memoria storica anche a Prato arriveranno le pietre del ricordo.
Un progetto aperto dall'amministrazione comunale in collaborazione con le scuole medie del centro storico: Buricchi, Cicognini, Santa Caterina, San Niccolò e Ser Lapo Mazzei ai quali è stato delegato il compito di fare ricerche sulle deportazioni a Prato.
Preziosa è stata anche la collaborazione del museo della deportazione di Figline, che conserva la più ampia documentazione sui deportati pratesi durante l'occupazione del Terzo Reich.
Due erano ebrei, gli altri furono identificati come operai o come semplici passanti nel centro storico da punire per lo sciopero del 3-4 marzo del 1944. Chiedevano pane, pace, lavoro e libertà ricevettero in cambio un biglietto solo andata per un campo di concentramento.
Per non dimenticare i sampietrini verranno posti entro un anno lungo le strade che portavano alle abitazioni dei deportati. I 133 pratesi che vennero prelevati dai nazifascisti lavoravano all'ex lanificio Campolmi e in altre fabbriche tessili della città. «La memoria privata diventa in questo modo memoria pubblica - spiega Adachiara Zevi, curatrice del progetto a Roma - Rispetto, inoltre, ai monumenti che si trovano soltanto andandoli a cercare i sampietrini si incontrano camminando. Ci può capitare letteralmente di inciampare su un pezzo di memoria. Riportare poi i nomi dà molto più il senso delle proporzioni dell'atrocità di un semplice numero». Stamane a tal proposito si terranno le celebrazioni per il giorno della Memoria frutto della collaborazione fra l'assessorato alla cultura e il museo di Figline, che resterà aperto in via straordinaria dalle 10 alle 23 con visite guidate gratuite.
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