Attenzione
Lega toscana nasce col botto «Restiamo fedeli al sindaco»
PRATO E’ Emilio Paradiso a fare l’esempio più calzante: «La Lega Nord per l’indipendenza della Padania in Toscana è scoppiata e dalla deflagrazione sono nati tanti movimenti che cercheranno, da ora...
PRATO
E’ Emilio Paradiso a fare l’esempio più calzante: «La Lega Nord per l’indipendenza della Padania in Toscana è scoppiata e dalla deflagrazione sono nati tanti movimenti che cercheranno, da ora in poi, di riaggregarsi». E’ questa la spiegazione della nascita, ufficializzata ieri, della Lega per la Toscana, il movimento tutto pratese - il cui marchio con lo stemma del Granducato dei Lorena, ritoccato col “verde, bianco e rosso”, è già stato depositato in Prefettura e in Comune - che ha come leader Emilio Paradiso, capogruppo e Federico Tosoni, consigliere. Lo stesso è accaduto a Firenze con la nascita di “Identità toscana” e ad Arezzo col “Granducato aretino”. E prossimamente, promettono Paradiso e Tosoni, un altro gruppo «nutrito» dicono «di ex leghisti secessionisti lascerà la Lega Nord per entrare nella Lega della Toscana». Ma questo è un film che deve ancora cominciare.
Ciò che invece è già accaduto è che La Lega si è spaccata a metà tra chi è favorevole o contrario al Tricolore, tra secessionisti e federalisti. «Io sono un ex carabiniere ho fatto la scorta in Sicilia a magistrati come Falcone e Borsellino - dice Tosoni - mi sento orgoglioso di essere italiano e mi sembra assurdo parlare di autonomia di una regione». Ma di motivi Paradiso e Tosoni ne hanno tanti altri per giustificare una decisione, quella della scissione, già nell’aria da tempo, dopo le liti continue con i “morgantiani” l’arrivo di due commissari «che non hanno risolto nulla» e le dispute frequenti sulla “linea” politica: «Prova ne sia - dicono - il progetto di raddoppio della Declassata che per noi doveva avvenire con un terrapieno, l’opera meno impattante e meno costosa, che ha ricevuto il no secco di Morganti immediatamente dopo».
Ecco l’altro problema dei leghisti dell’altra Lega: «Un dirigente - dice Paradiso - che all’inizio del mandato ha stretto accordi scellerati, sulla base dei quali un partito al 10 per cento, per il quale io e Tosoni, in piena solitudine, ci siamo spesi, raccogliendo firme, facendo la campagna elettorale, ottenendo i risultati in termini di consenso, si è trovato con un solo assessore e alle piscine». Entrambi negano che «per il momento» busseranno alla porta del sindaco Cenni per chiedere maggiore rappresentatività: «Non è questo che ci ha spinto all’autonomia». E garantiscono che il primo febbraio quando in consiglio si discuterà la mozione di sfiducia al sindaco presentata dal centrosinistra, voteranno compatti con la maggioranza: «Il nostro sostegno c’è». Almeno per un altro po’.
Cristina Orsini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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