Il Tirreno

Prato

C’è l’inno di Mameli, Grazzini esce

Il consiglio comunale “patriottico” non s’addice all’’assessore leghista

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO

Il consiglio comunale non perde l'afflato patriottico, ma nella giunta comunale nasce il caso Grazzini. Trascorso l'anno dei festeggiamenti per il centocinquantenario dell'unità d'Italia a Prato ogni seduta consiliare verrà aperta con l'intonazione - mano sul cuore - dell'inno di Mameli. Un'idea accolta al di là di ogni appartenenza politica da Pd, Pdl, Idv, Udc e pure dal frastagliato arcipelago leghista: Paradiso, Tosoni e Soldi. Tutti d'accordo insomma o quasi. Ieri pomeriggio, infatti, prima dell'inizio dei lavori è uscito dall'aula in aperta polemica con l'iniziativa fortemente voluta dal presidente del consiglio comunale Maurizio Bettazzi l'assessore allo sport, il leghista Matteo Grazzini. «Ai tempi del militare non cantai l'inno neppure per il giorno del giuramento e ancora non pensavo alla Lega Nord, figuriamoci se posso accodarmi ora» ha ripetuto a chi gli ha chiesto conto di questa sua dissociazione.

Tutt'altro che imprevista a ben pensarci. Come avverte Emilio Paradiso ex capogruppo della Lega, da ieri confluito nella Lega per la Toscana. Paradiso dà una precisa lettura politica e intravede nel "no" all'inno di Grazzini anche una possibile conseguenza politica: «Subito dopo l'uscita dalla Lega ho chiesto pubblicamente all'assessore allo sport di fare una scelta: restare dalla parte dell'indipendenza della Padania o stare dalla parte nostra, dei leghisti toscani. Aver rifiutato l'inno d'Italia probabilmente è una risposta chiara alla mia domanda».

Carlandrea Poli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa