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Prato

Colori accesi e filati lucidi illuminano la primavera 2013

di Ilenia Reali  Raffaella Pinori ha scelto l’azienda. L’azienda e la famiglia. Una scelta gradita ma anche un obbligo quando hai due figli e un’azienda piccola, familiare, da portare avanti

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di Ilenia Reali

FIRENZE. Raffaella Pinori ha scelto l’azienda. L’azienda e la famiglia. Una scelta gradita ma anche un obbligo quando hai due figli e un’azienda piccola, familiare, da portare avanti. In una giornata fatta di 24 ore, tolto il sonno, nella vita di Pinori è rimasta fuori Confindustria. Eppure l’imprenditrice pratese era una giovane promessa dell’associazione: non ancora quaranta candeline sulla torta e già era stata presidente dei giovani industriali del distretto, vice presidente nazionale sempre dei giovani di Confindustria, vice presidente del quartier generale di via Valentini. Un’azienda piccola ma solida alle spalle, buone frequentazioni romane (la leader Emma è una conoscenza dell’attività tra i giovani) e tanto buonsenso. Avrebbe potuto essere la prima donna alla guida della Confindustria pratese.

Pinori manca dall’Unione , con incarichi importanti, ormai da qualche anno. Cosa sta facendo adesso?

«Io credo nell’associazione e, di fatto, ci sono sempre stata. Ho lasciato la gran parte degli impegni perché avevo l’esigenza di avere più tempo per la famiglia e per l’azienda. La mia è un’azienda piccola dove non ci sono manager su cui si può contare. Adesso è un periodo in cui ci stiamo divertendo, sento il brio, l’entusiasmo di raggiungere degli obiettivi anche se il periodo è difficile. Ci poniamo dei risultati da raggiungere sempre più alti e cerchiamo di raggiungerli, cambiando continuamente, anticipando le esigenze dei clienti. Io sento la responsabilità di chi ha 50 famiglie che dipendono dal proprio lavoro. Vorrei impegnarmi di più per l’associazione ma non posso».

Quindi quando lei lasciò era solo per esigenze personali?

«Sì. Fu solo meno difficile perché sentivo che avevamo perso l’orgoglio di essere industriali, imprenditori della produzione. Non avevamo un ruolo da protagonisti. Quello che dico però non significa che penso a un’incapacità di Riccardo Marini che ha amministrato in un periodo difficilissimo come un buon padre di famiglia ma che vivevamo un periodo in cui tutti sembravano migliori: i grandi industriali, chi sceglieva la finanza, chi si dedicava ad altri settori, i cinesi. Tornare a tempo pieno in azienda per me è stato anche un modo per ritrovare l’orgoglio di fare l’imprenditrice. Penso all’associazione però con tanta nostalgia: è un po’ come chi ha fatto danza da piccola e se guarda il film “Il cigno nero” vorrebbe tornare a ballare. Ci sono però momenti in cui è giusto, e anche bello, fare altro. Forse in futuro potrò tornare a impegnarmi con più tempo a disposizione».

Non accetterebbe neppure la vice presidenza?

«Vorrei ma non posso».

Siamo a pochi mesi dall’elezione del nuovo presidente, cosa spera per la “sua” Unione industriale?

«Vorrei si tornasse a ricostruire il nostro orgoglio di produttori, la nostra responsabilità, la nostra etica. Siamo piccoli e quindi dobbiamo tornare a lavorare per fare massa critica e progetti comuni. Lo so è un’utopia ma torniamo a parlarne. Se è un’utopia è una bella utopia. Torniamo a vivere l’Unione industriale come un’opportunità, uno stimolo, un veicolo. Siamo piccoli ma siamo tanti e siamo la spina dorsale di questo nostro Paese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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