Attenzione
Vasco Lorenzi rinviato a giudizio per la bancarotta
L’ex “re degli scaldabagni” sarà processato a Torino Tre società coinvolte nel crac milionario del 2006
MONTEMURLO
Vasco Lorenzi, 81 anni, già amministratore dell’omonima azienda montemurlese di scaldabagni arrivata a essere il secondo produttore mondiale del settore, ha patteggiato ieri in Tribunale una condanna a 15 giorni di arresto per l’accusa di aver omesso versamenti Inps nel 2006, poco prima che l’azienda fosse dichiarata fallita. Ma l’anziano imprenditore dovrà far fronte a una grana giudiziaria molto più pesante perché è stato recentemente rinviato a giudizio per bancarotta, insieme ad altri tre imputati, in un processo che inizierà tra breve davanti al Tribunale di Torino.
Il processo riguarda i fallimenti della Vasco Lorenzi, della Fismar di Torino e della Isea di Colle Val d’Elsa. Un procedimento di cui finora non si è parlato quasi per niente ma che è di grosso calibro. Basti pensar e che per la sola Vasco Lorenzi si è quantificato nel 2009 un presunto buco di circa 60 milioni di euro.
Del crac si è occupata in prima battuta la Procura di Pistoia, dove era stata trasferita la sede legale, ma poi il procedimento è stato spostato a Torino e unificato con quello che riguarda i fallimenti delle altre due società.
La pena patteggiata ieri davanti al giudice monocratico Monica Jacqueline Magi è “in continuazione” con un’altra condanna patteggiata dallo stesso Lorenzi, difeso da Piero Cerruto, per un altro omesso pagamento contributivo sempre riferito al 2006.
Nel procedimento torinese, invece, nel quale Lorenzi è difeso da Manuele Ciappi, due degli originari cinque imputati hanno preferito patteggiare, mentre l’imprenditore montemurlese, ora residente a Montale, e gli altri tre verranno giudicati col rito ordinario.
Nel gennaio del 2010 Vasco Lorenzi, insieme al commercialista di Montecatini Franco Niccoli, dopo aver patteggiato l’accusa di truffa davanti al gup di Cagliari, fu condannato dalla Corte dei conti sarda a risarcire la Regione di 3 milioni e 940mila euro per aver chiesto contributi a fondo perduto per aprire attività industriali in Sardegna. La Finanza gli contestò fatture per operazioni inesistenti pari a 6,5 milioni di euro.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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