Lutto
Fin-Mode: i turchi acquisteranno tutti i macchinari
La società pagherà un milione e 750.000 euro prima di cominciare a smontare gli impianti
di Ilenia Reali
PRATO. Le macchine da tintoria e rifinizione della Fin Mode andranno in Turchia. Saranno un reparto di un’azienda tessile che potrà fregiarsi di avere macchinari per la nobilitazione che arrivano da Prato. Per accaparrarsi entrambi i reparti, tintoria e rifinizione, della società di via del Molinuzzo (oggi chiusa) il gruppo di imprenditori europei, di cui finché non ci sarà il passaggio di consegna i nomi sono tenuti riservati, pagheranno ai curatori fallimentari Alessio Marcucci e Paolo Faini la bellezza di un milione e 750mila ero. Una cifra pagata cash, prima ancora di cominciare a smontare le macchine. Una decisione, senza attendere ulteriormente offerte per rilevare l’azienda, presa perché per ogni mese che passa dalla data del fallimento aumentano i debiti in prededuzione, ossia quei debiti che devono essere liquidati prima degli altri. E questa volta a preoccupare non erano le spese fisse legate alla gestione del fallimento ma l’affitto da pagare all’immobiliare proprietaria dell’edificio, 25mila euro al mese. L’offerta dell’azienda turca era già arrivata qualche mese fa ma aveva lasciato delle perplessità perché l’offerta di pagamento prevedeva due rate: un’opzione insomma che avrebbe dilatato troppo i tempi di riscossione.
Successivamente era arrivata anche un’offerta da un imprenditore cinese che avrebbe rilevato il reparto tintoria con una manciata di dipendenti. In questo caso, per la cifra offerta per i macchinari e per il numero esiguo dei lavoratori che sarebbero stati reimpiegati, era arrivato un nuovo no. La vendita dei macchinari in Turchia è una prima volta , almeno di questa tipologia, e ciò preoccupa non poco l’indotto: le aziende del paese mediterraneo sono le principali concorrenti del distretto pratese.
Dopo un periodo in cui i clienti delle grandi case di abbigliamento avevano scelto per le proprie produzioni di rivolgersi alla Cina (che offriva prezzi notevolmente inferiori), si era registrato un rientro degli ordini in Europa dal momento che a fronte di prezzi molto bassi si pagava lo scotto di consegne lunghissime e una qualità nettamente inferiore. Un ritorno di cui però sta beneficiando molto la Turchia che ai prezzi più bassi lega una maggiore vicenda alla vecchia Europa. Avere anche i macchinari pratesi potrebbe quindi agevolare queste imprese per quanto riguarda il livello qualitativo.
E’ stato dopo il no all’imprenditore cinese che l’azienda turca si è rifatta avanti ritoccando il metodo di pagamento. Adesso quindi per chiudere l’affare non rimane che attendere l’esito della pubblicazione sui giornali dell’offerta in modo da capire se possano esserci contro-proposte e quindi la firma dell’accordo. Il denaro incassato servirà per liquidare l’immobiliare (150-200.000 euro), le spese del fallimento e poi dare una prima tranche ai dipendenti. Si prevede che i primi assegni arriveranno entro l’inizio dell’estate. Un introito che non sarà sufficiente a pagare però quanto dovuto ai creditori privilegiati. I curatori stanno cercando anche di recuperare i crediti ancora non pagati (un milione e 800.000 euro) per continuare a saldare i debiti.
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