Sicurezza
Le due letture sulle colpe del crac
Gli ex amministratori addossano la responsabilità al mondo bancario
PRATO
Chi porta le maggiori colpe per il crac del Gruppo Sasch? Gli ex amministratori, che hanno gestito gli anni della crisi, oppure il mondo bancario, che ha caldamente consigliato, secondo alcuni, o imposto, secondo altri, un manager, Michele Tardi, che poi non è riuscito a risollevare le sorti delle aziende?
La risposta a questa domanda, anche se forse non ha rilievo nel procedimento penale, riflette le due interpretazioni, diametralmente opposte, che finora si sono date della vicenda. La Procura, che ha indagato gli ex amministratori ma anche Tardi, sembra orientata alla prima ipotesi, mentre le famiglie Cenni e Giovannelli propongono la seconda lettura.
Gli ex amministratori non fanno mistero (e lo hanno messo anche nero su bianco nella memoria allegata alla relazione dei commissari giudiziali) di essersi sentite non ben rappresentate dallo studio legale Olivetti Rason, incaricato di curare il concordato, e dall’operato del manager Michele Tardi. Di essere sostanzialmente finite in un ingranaggio che ha portato inesorabilmente verso l’istanza di fallimento in proprio, per colpa della misteriosa cordata romana che aveva promesso di acquistare il marchio Sasch e poi si è tirata indietro all’ultimo momento. Tardi non commenta, mentre lo studio Olivetti Rason si è molto risentito per le critiche e ha ingaggiato un botta e risposta con l’avvocato Gianni Baldini, subentrato nell’assistenza legale del Gruppo Sasch (oltre a Gaetano Berni per la parte penale). Solo il tempo dirà quale delle due letture era corretta.
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