Sicurezza
La tv in ospedale, ma a pagamento
Una società esterna affitta gli schermi che costano 4 euro al giorno ai pazienti, però ci sono anche gli abbonamenti
di Barbara Burzi
PRATO
Anche pochi euro al giorno per poter vedere la televisione durante il ricovero in ospedale può essere pesante di questi tempi. «Ma vi sembra giusto - protesta una signora che era andata a trovare la madre ricoverata - che i ricoverati debbano pagare 4 euro al giorno per guardare la tv dal letto dove sono ricoverati?». In effetti al Misericordia e Dolce è proprio così: da un anno per rendere la degenza dei pazienti ricoverati meno noiosa si affittano televisori Lcd.
Il servizio partito in via sperimentale è affidato alla società M&M servizi ospedalieri che tramite un’operatrice promuove l’opportunità di usufruirne girando per le stanze dei reparti. Ovviamente ha un costo, che varia in base al numero di giorni per cui si decide di tenere la tivù.
A mostrare il cartello appeso alla parete della stanza con riportate le tariffe, è stata una paziente di medicina che ieri ha deciso per la prima volta di contattare il numero indicato per il noleggio. Per un giorno costa 4 euro, mentre per i successivi la tariffa è di 3 euro. Ci sono poi le varie offerte: fino a 4 giorni si paga 12 euro comprensivi di prima attivazione, per 10 un forfait di 2 euro al giorno, mentre per degenze più lunghe superiori alle due settimane la tariffa giornaliera è di 1,50 euro. «E’ il paziente a contattare la società che eroga il servizio direttamente dal proprio telefono cellulare, da quello di un parente o chiedendo alla caposala – spiega la degente – per ora mi sto trovando bene, l’audio è buono anche senza usare le cuffie. E mi pare che i prezzi siano accessibili un po’ a tutti».
Noleggiare la tivù resta comunque una scelta obbligata per chi vuole vedere la televisione per cercare di far trascorrere più velocemente le giornate che in ospedale non sembrano passare mai.
Nel frattempo, infatti, anche se i vecchi televisori di proprietà dell’Asl (quelli ad uso gratuito installati nelle sale comuni di attesa o in alcun e stanze di reparti) non sono finiti in soffitta, di fatto non si possono accendere perché non sono stati ancora adeguati a ricevere il segnale digitale. «Questo problema esiste perché non c’è un numero di decoder sufficiente – spiega l’ingegner Armando Forgione, responsabile per l’Asl della manutenzione e ristrutturazione degli immobili – nel caso del reparto di pediatria, dove non ci sono tivù a pagamento, tutti gli apparecchi sono stati adattati grazie anche alle donazioni da parte di privati». Complessivamente sarebbero una sessantina i televisori (circa 170 se si considera anche quelli nelle altre strutture territoriali come le Rsa) ad uso gratuito sparsi in tutto l’ospedale, anche se la maggior parte non è ancora pronta a ricevere il segnale digitale. «La questione, che andrà comunque risolta, era passata in secondo piano sapendo che in molti casi il servizio è stato sostituito con quello a pagamento – continua Forgione – attualmente gli apparecchi installati e noleggiabili tramite la società esterna sono 325, più del 50 per cento dei posti letto disponibili. Ci sarebbe anche l’intenzione di ampliare il servizio, ma il problema si affronterà con il trasferimento nel nuovo ospedale». L’Asl, da parte sua sottolinea che «la scelta di affidare il servizio a una società esterna ha permesso all’azienda di risparmiare sui costi di gestione e manutenzione». «Questo sistema ci consente di ridurre la spesa sostenuta per il canone televisivo che non è unico – chiarisce il tecnico dell’Asl – ma soprattutto ci sgrava dai costi di manutenzione che stavano diventando elevati anche in seguito ai numerosi danni subiti con atti vandalici e furti di telecomandi. Sui noleggi – precisa – l’azienda ospedaliera non prende alcuna commissione. Nell’ambito della programmazione di Estav era previsto un bando di gara per l’affidamento del servizio che però non sarà aperto e ogni decisione per il futuro è rimandata a ogni singola Asl».
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