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Prato

La liberalizzazione non risolve tutto Farmacisti contrari

La liberalizzazione non risolve tutto Farmacisti contrari

Il presidente dell’Ordine: «Si darà qualche posto di lavoro ma i piccoli negozi non reggeranno alla concorrenza»

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di Valentina Ceccatelli

PRATO

La liberalizzazione delle farmacie mette in allarme anche Prato e Federfarma risponderà alle misure del Governo con una serrata nei prossimi giorni. Serrata che non incontra il favore di Mario Tercinod, presidente dell'Ordine dei farmacisti pratese: «Non è il modo giusto di reagire - spiega - in questo modo agiamo contro la popolazione, e diamo l'idea di essere una casta».

Nonostante le perplessità sulle modalità di protesta, i problemi permangono: «Non sono contrario alle liberalizzazioni, ma devono essere fatte con criterio - spiega Tercinod - qui aggiungiamo crisi alla crisi. Probabilmente è vero che l'aumento delle farmacie a una ogni 3.000 cittadini invece che una ogni 4.000 porterà la possibilità di più lavoro per i giovani, visto che il concorso per l'assegnazione di una farmacia potrà essere fatto solo da chi non è già titolare o da chi proviene da esercizi di piccoli paesini sussidiati dallo Stato, ma ci sono cose che non tornano: lo Stato permette di fare sconti su tutti i medicinali in modo arbitrario, significa che fino ad ora i prezzi erano gonfiati? I prezzi ci venivano imposti, e il dubbio è legittimo. Sull'orario osservato, chi vorrà potrà aprire tutti i fine settimana, e questo creerà problemi ai piccoli esercizi con pochi dipendenti. La soluzione è quella di un prezzo imposto dallo Stato - conclude Tercinod - abbassando l'utile al farmacista: se un prodotto costa 50 euro e il farmacista lo compra al 30, o al 40%, è giusto che lo Stato imponga un prezzo più basso. Questa liberalizzazione non ci porterà fuori dalla crisi, è una battaglia di facciata.

Liberalizzazione che, secondo il titolare della Farmacia di Mezzana di via Vannucchi, snatura il concetto di farmacia: «Con sconti e orari così sregolati le farmacie diventano negozi come gli altri - spiega - le persone non vengono in farmacia per fare shopping, ci vengono quando ne hanno bisogno: se lo Stato avesse a cuore la salute dei cittadini disincentiverebbe il consumo di farmaci invece che incentivarlo». Scettica anche Giuseppina Pampalone, titolare della Farmacia Santa Gonda: «Per aprire una farmacia serve un investimento iniziale di 200.000 euro, se non 300.000 - spiega - i giovani che apriranno i nuovi esercizi non copriranno le spese, vista la saturazione del mercato e il fatto che il costo di una ricetta media, in Toscana, è intorno ai 12 euro al contrario del nord dove arrivano a 24 e il sud dove sfiorano i 28».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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