Fede cattolica e politica nel libro di Vannino Chiti
PRATO L'intersezione tra religione e politica cresce nel mondo globalizzato e diventa quasi un obbligo riuscire a conciliare le ragioni dei governanti con le ragioni della fede. Anzi, delle fedi. L'ul...
PRATO
L'intersezione tra religione e politica cresce nel mondo globalizzato e diventa quasi un obbligo riuscire a conciliare le ragioni dei governanti con le ragioni della fede. Anzi, delle fedi. L'ultimo libro del vice-presidente del Senato, Vannino Chiti si richiama fin dal titolo al plurale “Religioni e politica nel mondo globale. Le ragioni di un dialogo”. Messaggio recapitato con favore dalla Chiesa Cattolica, tanto che alla presentazione del libro al monastero di San Niccolò il più entusiasta è stato il vescovo di Prato, Gastone Simoni. L'incontro tra un politico di lungo corso di scuola ex Pci, ma dalla saldissima fede cattolica e un presule da sempre portatore di posizioni progressiste può anche essere stato facile, ma non meno dense sono state le prese di posizione dei due protagonisti dell'evento. «In una società pluralistica la strada da percorrere diventa per forza quella della mediazione, auspicabilmente con un esito alto – ha affermato Simoni –. Certamente al termine di un confronto con posizioni differenti si potrà arrivare a conclusioni che non totalmente condivisibili, ma questo non ridurrà l'ineluttabilità del dialogo». Chiti pensa inoltre ad un ruolo pubblico delle religioni e della morale in cui si passi dalla visione dei “vizi privati e pubbliche virtù” alle “virtù private che diventano a loro volta virtù pubbliche”. La cornice politica resta sempre la laicità, ma con la possibilità di reintegrare Dio nel discorso politico. Un riconoscimento, dunque, al ruolo dei cattolici in politica ma anche la constatazione dell'impossibilità di tornare ad un unico contenitore, alla Dc. «Un partito che comprenda Dossetti e don Sturzo oggi è anacronistico, poteva esistere solo nel periodo della divisione in blocchi – ha sostenuto Chiti –. È un bene poter contare in Europa su un partito conservatore con laici e cattolici ed un altro partito di sinistra in rappresentanza dei cattolici progressisti». Concetto ampliato dal vescovo Simoni: «Anche ai tempi della Democrazia Cristiana si poteva affermare di avere un partito di cattolici, non dei cattolici».
Carlandrea Poli
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