Proteste
Tenace e coraggioso E’ morto Beccaglia presidente del Pecci
Imprenditore tessile e appassionato d’arte contemporanea ha salvato il museo pratese dal rischio di chiusura
di Ilenia Reali
PRATO
A Valdemaro Beccaglia non si diceva di no. Perché Valdemaro Beccaglia era il primo a mettersi in gioco. E a scommettere sui sogni, e sui progetti, fino a finirci tutte le energie. Testardo fino all’ultimo finché la bestia che aveva dentro, come lui chiamava il tumore che lo stava divorando giorno per giorno, non l’ha battuto. Gli piaceva dire che quella bestia, lui , l’avrebbe vinta.
Questa volta, il presidente del museo Pecci, l’uomo che ha fatto risorgere l’arte contemporanea nel distretto, non ce l’ha fatta. Vincere, del resto, era impossibile. Valdemaro Beccaglia è morto ieri mattina. E ha lasciato una città, tutta, che lo piange. E’ morto il presidente nominato dal centrosinistra e confermato dal centrodestra. E’ morto l’imprenditore della convivenza: tra arte e industria, tra popoli di etnie diverse.
Valdemaro e l’arte. Valdemaro Beccaglia coltiva da sempre la passione per l'arte contemporanea. Il suo interesse e impegno come collezionista emergono definitivamente con la frequentazione degli artisti russi nell'epoca Perestroika e si riflettono anche alla sua attività imprenditoriale: gli spazi industriali e commerciali di sua proprietà diventano luoghi d’arte, che accolgono opere di artisti di diversa formazione e genere, rappresentanti delle molteplici possibilità offerte dal linguaggio artistico contemporaneo.
Collabora con l’amministrazione comunale di Prato, fra il 1988 e il 1989 alla realizzazione di eventi espositivi come le personali di Salvatore Cipolla e Omar Galliani a Palazzo Novellucci e la collettiva Ad Villam.
Pecci, la grande sfida. Alla nascita del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, nel giugno del 1988, è eletto membro del consiglio direttivo, dove rimane in carica fino al 1994. In questi anni partecipa alla realizzazione di mostre epocali come la collettiva di Artisti russi contemporanei (del 1990) e alla realizzazione di opere site pecific come Wall Drawing #736. Rectangles of Color di Sol LeWitt e Senza titolo (Prato) di Barbara Kruger (entrambe del 1993) che diventano veri e propri landmark per il museo e la città di Prato.
Nominato presidente del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci nel luglio 2005, Beccaglia attua una politica di rilancio incentrata sul risanamento economico e su eventi espositivi realizzati a Prato attraverso sinergie di livello nazionale e internazionale. Sotto la presidenza di Beccaglia il Centro Pecci instaura nuovi rapporti con il Comune di Prato e con la Regione Toscana, ottenendo da quest’ultima il riconoscimento del ruolo di Museo regionale per l’arte contemporanea. Risana le casse del Museo che era a un passo dalla chiusura e arriva ad aprirne una sede a Milano rilanciandolo nel panorama artistico internazionale fino ad arrivare all’esecuzione del progetto che prevede il raddoppio del museo entro la fine di quest’anno.
Una città più unita. Se l’arte e il tessile sono stati per Beccaglia le passioni e gli investimenti di una vita, negli ultimi anni, e fino agli ultimi giorni, ha lavorato per un altro tipo di integrazione, quella tra etnie diverse nella sua città. Per lui il distretto aveva bisogno di tutti: cinesi, africani, pratesi. Qualche mese fa, quando ormai la malattia era a uno stadio avanzato, fece l’ultimo tentativo. Mettere tutti a uno stesso tavolo davanti a un’evidenza: siamo uguali. Lo fece a modo suo invitando a una cena, dai più grandi industriali pratesi fino ai rappresentanti di tutti le etnie presenti a Prato. E di tutti i ceti sociali. Tutti seduti gli uni accanto agli altri. Era questa erla Prato che avrebbe voluto vedere prima di morire.
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