La manifestazione
Tre fratelli si contendono un’eredità
Rinviato a giudizio per circonvenzione d’incapace l’erede universale: gli altri lo accusano di aver falsificato il testamento
di Paolo Nencioni
PRATO
Intorno all’eredità di un’anziana signora morta nel 2007 si è scatenata, come ogni tanto accade, una guerra tra fratelli che rivendicano ognuno un pezzo della torta. Una controversia che al momento si è risolta col rinvio a giudizio di uno dei tre fratelli, accusato di circonvenzione d’incapace.
Michele Frate, 58 anni, difeso da Ettore Nespoli, verrà processato a marzo in seguito alla denuncia presentata contro di lui dai fratelli Alfonso e Rosa.
In ballo non c’è un’eredità milionaria, si parla di centomila euro in contanti e un paio di appartamenti di non eccelso valore, ma abbastanza per sistemare l’imputato, che non se la passa molto bene dal punto di vista finanziario.
Tutto inizia nel 2004, quando Michele Frate accoglie l’anziana madre Mattea Fiorino nella sua abitazione e accusa gli altri due fratelli di non averla assistita come si conveniva. Ci sarebbe anche una sua denuncia formale contro gli altri due che ora gli potrà tornare comoda per difendersi dall’accusa di circonvenzione.
Nello stesso 2004 la madre scrive a mano un testamento nel quale nomina erede universale Frate e non lascia niente agli altri figli. Passano tre anni e la donna muore, nel 2007. A questo punto gli altri due fratelli vengono messi a conoscenza del contenuto del testamento e sentono puzza di bruciato. Secondo loro non è stata la madre a scrivere quelle righe che lasciano tutta l’eredità a Michele Frate. O comunque la donna non sarebbe stata lucida quando ha fatto testamento. E così Alfonso e Rosa decidono di sporgere querela.
Davanti al giudice dell’udienza preliminare, la parte civile ha prodotto una perizia calligrafica secondo la quale nel testamento manoscritto ci sarebbero delle correzioni fatte da un’altra mano (loro sospettano che sia quella di Michele Frate).
Quest’ultimo ribatte con una perizia firmata da un medico, secondo il quale nel 2004, quando decise di fare testamento, la madre era perfettamente in grado di intendere e volere.
La pubblica accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Benedetta Foti (anche se le indagini preliminari sono state fatte dal sostituto Giuseppe Ledda), ha insistito per il rinvio a giudizio, poi disposto dal giudice dell’udienza preliminare, mentre la difesa ha chiesto il proscioglimento. Nel frattempo è iniziata anche una causa civile che oppone i due fratelli a Michele Frate. Se in quella causa si riuscirà a trovare un accordo, cioè se i tre fratelli si convinceranno a spartirsi l’eredità, potrebbe cadere anche il processo penale, altrimenti sarà un giudice ha decidere se Michele Frate ha davvero approfittato della madre per prendere tutta l’eredità.
Come si diceva, l’imputato non se la passa molto bene dal punto di vista finanziario. Fino a qualche tempo fa abitava in una casa popolare, che poi gli hanno tolto. Da tempo chiede al Comune un’altra sistemazione, ma finora non ha ottenuto nulla di concreto. Per lui quell’eredità sarebbe una manna scesa dal cielo.
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