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Cronaca e dramma in scena l’omicidio di Ilaria Alpi

Cronaca e dramma in scena l’omicidio di Ilaria Alpi

Lucia Morlacchi protagonista del lavoro di Massini ripercorrerà gli ultimi giorni della giornalista

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PRATO

Le drammaturgie, ispirate alla cronaca, di Stefano Massini sono dei processi teatrali. Racconti forti, ricostruiti in maniera quasi autopsistica, performance toccanti e di denuncia.

Questa volta il drammaturgo fiorentino porta in scena l’omicidio di Ilaria Alpi, la giornalista del Tg3 uccisa, insieme al suo operatore, in Somalia nel 1994. Lo spettacolo s’intitola “Lo schifo” ed è in programma al Metastasio- coproduttore del lavoro insieme al Teatro delle Donne di Calenzano- fino a domenica .

Sul palco, nelle vesti di interprete e narratrice, ci sarà Lucia Morlacchi, in compagnia di Luisa Cattaneo. «Il testo che ho scritto sul caso di Ilaria Alpi – spiega Massini nelle note di regia- è un altro passo che tento di muovere nella mia ricerca sul “teatro d’impegno”. Non mi interessa la denuncia fine a se stessa: esistono altre sedi per informare l’opinione pubblica su verità non dette e torbide trame d’ogni specie. In teatro occorre invece cercare qualcosa di diverso, quel momento d’incontro fra l’urgenza squassante della cronaca e la metafora della concessione poetica».

Lucia Morlacchi, che l’autore ha personalmente chiamato per il ruolo di Ilaria, ripercorrerà in scena gli ultimi giorni dell’inviata a Mogadiscio come un ex vivente che dipana la matassa della sua memoria; mentre Luisa Cattaneo le farà da spalla. Luisa non interpreterà un vero personaggio, ma tutte le figure con cui Ilaria ebbe a che fare. I suoi interlocutori. L’obiettivo di Massini è quello di ricostruire i fatti, di sollevare degli interrogativi puntando il dito sui molti paradossi legati alla vicenda, visto che ancora oggi, a diciotto anni dall’omicidio, la morte della giornalista è per tutti un mistero. I documenti e i filmati realizzati dall’inviata e dal suo operatore arrivarono in Italia solo in parte. I nomi dei mandanti o degli esecutori dell’omicidio non sono mai stati svelati.

« Mi ha sempre interessato il teorema dantesco sulla memoria del proprio vissuto post-mortem- entra nel dettaglio il drammaturgo- Quel modo particolare con cui le “figure” raccontano il loro calvario terreno. In questo spettacolo non c’è nessun al di là iconograficamente rappresentato. Ma c’è quella condizione formidabile per cui un essere ex-vivente scioglie i nodi, portando alla luce relazioni, incontri, conversazioni».

«Ho scelto questo caso perché ha dell’incredibile – aggiunge Massini- In una Somalia popolata di continui rimandi al passato coloniale italiano, ancora oggi il silenzio copre le manovre di scaltrissimi uomini d’affari collusi e corrotti. E’ questo silenzio che Ilaria Alpi attacca frontalmente, spalancando squarci di inaudita verità. In scena udirete i paradossi di un’Africa italiana, dilaniata fra guerre intestine, rifiuti tossici, traffici d’armi, integralismi islamici e smaglianti sorrisi di festicciole tricolori. Non immaginatevi una cronaca ma piuttosto un percorso d’immagini».

Massini ormai collabora stabilmente con il teatro di Calenzano, dove ha sede anche una sua scuola di drammaturgia. Ma anche con il Metastasio di Prato il promettente drammaturgo ha creato in questi anni una fortunata collaborazione. Ricordiamo il “Frankestein” debuttato al Fabbricane nel maggio del 2009 e “L’odore assordante del bianco” nel 2007. Due drammaturgie più classiche e introspettive rispetto a questo lavoro d’impegno civile.

Miriam Monteleone

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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