Sicurezza
Centro Pecci, un deficit di 100mila euro
Pesano i mancati finanziamenti di CariPrato e Unione industriali ma anche i tagli di Comune e Regione Toscana
di Carlandrea Poli
PRATO
Un deficit di 100 mila euro totalizzato nel 2011, andando al raddoppio del passivo 2010 e mille incertezze per il nuovo anno.
Fra il Comune e la Regione che nell'ultimo biennio hanno ridotto gli stanziamenti del 10-12% ed i finanziatori privati che si sono letteralmente squagliati. Tutti vogliono male al museo Pecci? La risposta della politica è stata espressa ieri mattina dal presidente della commissione bilancio, Alessandro Giugni (Pdl) che ha chiamato i responsabili del centro per l'arte contemporanea nella prima audizione dall'inizio del mandato dell'amministrazione Cenni: «C'è indubbiamente una riduzione dei trasferimenti da parte del Comune così come da parte della Regione. È in linea col peggioramento economico generale degli ultimi anni, per cui va ritenuto abbastanza fisiologico anche se doloroso. Il punto nodale – sostiene Giugni – è la perdita secca dei finanziatori privati. In alcuni casi il taglio è stato del 100%».
Si arriva facilmente pertanto alla prima stima del passivo di 100 mila euro, che verrà deliberato non prima di aprile insieme al consuntivo 2011. Una volta aver messo Comune, Regione, Unione Industriale, Cariprato sul banco dei cattivi affiorano molte domande inevase sul destino del Pecci: la giunta Cenni deve sopperire alle perdite rimpinguando le casse del suo ente o è opportuno chiedere al presidente del centro Valdemaro Beccaglia di tirare la cinghia e sforbiciare i costi?
«Quando si porrà la questione in sede di bilancio preventivo 2012 del Comune la esamineremo, per ora non posso dire nulla perché non ho analizzato la situazione contabile del Pecci», taglia corto l'assessore al bilancio Adriano Ballerini, spalmando una tinta di precarietà su tutta la struttura che teoricamente dovrebbe raddoppiare gli spazi.
Ma con la giunta intenta a navigare a vista, l'opposizione non va oltre i macro-obiettivi. «Non ho ancora avuto modo di studiare i numeri del Pecci. Tutto quello che posso dire è che in vista dell'ampliamento occorrerà pensare ad un salto di qualità magari costruendo una rete con altri musei e con altri enti in Toscana, in Italia e all'estero», è la proposta di Cristina Sanzò del Partito Democratico.
In modo bipartisan la politica si fa generica, laddove il Pecci chiede misure molto concrete. Elisabetta Dimundo, la direttrice amministrativa batte cassa nei confronti della giunta comunale, alla quale chiede di reintegrare subito gli 1,3 milioni di euro garantiti fino al 2009. Peraltro il sostegno economico al museo di arte contemporanea era stato promesso dal sindaco fin dalla scorsa campagna elettorale, dettaglio ricordato in sede di audizione proprio da Elena Pecci erede della famiglia che ha dato terreni e nome al museo. Dimundo sta facendo pressioni anche su Firenze per strappare al presidente toscano Enrico Rossi 500 mila euro.
«Abbiamo richiesto anche un importo maggiore – precisa la direttrice – per valorizzare il centro ampliato. Non nego che viviamo una fase di difficoltà a causa dei tagli».
Ma l'aspetto pecuniario in controluce si potrebbe leggere anche a fronte dei costi che sostiene il Pecci. Su un bilancio di 2,8 milioni infatti più di un milione di euro se ne va ogni anno per il personale, fra assunti e collaboratori. Altrettanto dirimente è capire se Prato sia in grado di imparare i tempi della cultura: “Possibile per esempio che la domenica quando ho ospiti non ci sia un ristorante aperto in tutta Prato?” si chiede il direttore artistico Marco Bazzini.
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