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Le aziende pratesi temono l’esodo

Le aziende pratesi temono l’esodo

Caselli (FmF): «La situazione economica potrebbe causare la migrazione degli operai più qualificati»

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di Barbara Burzi

PRATO

Il vento della protesta che sta percorrendo l’Europa si è spostato in Romania, dove in questi giorni migliaia di persone sono scese in piazza a Bucarest per manifestare contro il governo e le misure di austerità adottate.

Ora che la mobilitazione rischia di estendersi anche ad altre città, su di essa sono puntati gli occhi di tutto il mondo industriale, compresa quella fetta di aziende locali presenti nel paese con i propri stabilimenti. Si teme soprattutto per la fuga delle maestranze, che una progressiva svalutazione della moneta locale (Ron) nei confronti dell’Euro potrebbe provocare.

Tuttavia, per il momento le proteste in corso non destano particolari preoccupazioni. Secondo quanto riferito dall’imprenditore Carlo Longo, che in Romania ricopre un ruolo anche in Confindustria nazionale, si tratterebbe di una mobilitazione legata a una frangia dell’opposizione.

Una considerazione condivisa anche dall’imprenditore Mauro Caselli (Maglificio Fmf) alla guida dell’azienda rumena Tricorom, dove attualmente lavorano 250 persone. «Non penso che la situazione attuale possa avere delle ripercussioni sulle nostre imprese - commenta - più che una rivolta popolare spontanea, si tratta di una fronda interna all’opposizione, che in procinto delle elezioni che si svolgeranno in autunno, si è mobilitata cavalcando l’onda della crisi».

Del resto, il governo negli ultimi tempi ha adottato misure d’austerità che hanno costretto la popolazione a enormi sacrifici. E, a furia di tirare si sa, la corda si spezza. «In Romania il salario minimo imposto dallo Stato si aggira intorno ai 180-200 euro mensili - spiega l’imprenditore - mentre il costo della vita è come in Italia se si guarda quanto spendono le famiglie per la corrente elettrica o il gas. Nella peggiore delle ipotesi, l’aggravarsi di questa situazione potrebbe provocare un’ulteriore svalutazione della moneta locale, che a sua volta, potrebbe determinare una migrazione degli operai, a partire da quelli più qualificati».

Ciò sarebbe un grave danno per le imprese che hanno investito in proprio per formare manodopera qualificata e che ora vedono mettere a rischio i propri cicli produttivi. Come per tutte le cose, però, c’è un rovescio della medaglia.

Tra i tanti, infatti, c’è chi nella dilatazione della massa monetaria rumena rispetto all’Euro (la Romania è nell’Unione europea, ma non fa parte dell’Eurozona) riesce a trovare elementi di convenienza. E’ il caso dell’azienda Dorotex, della cui compagine societaria fa parte l’imprenditore nonché presidente della Camera di commercio di Prato Carlo Longo.

«Per il momento non vedo nessun pericolo - dice - ma nel caso in cui dovesse cadere il governo, lo scenario che potrebbe profilarsi sui mercati, sarebbe quello di una svalutazione della moneta locale rispetto all’euro, anche se la cosa non danneggerebbe le aziende che fondamentalmente esportano».

Quella dell’imprenditore Giampiero Livi (Binicocchi by Ecafil) non è una voce fuori dal coro. La sua fabbrica di filati per maglieria, la Fileca, ha sede a Cluj, dove gli effetti delle proteste in corso non si sono ancora manifestati. Ma non si stupirebbe se prima o poi accadesse «poiché - commenta - il potere d’acquisto degli operai sta calando e le famiglie sono sempre più esasperate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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