Lutto
Infortuni in crescita Allarme dell’Asl «Controlli sbagliati»
Il responsabile del dipartimento igiene e sicurezza Zallocco ritiene si facciano controlli nei luoghi meno insicuri
PRATO
Crescono i controlli…e gli infortuni. Secondo i più recenti dati diffusi dall’Inail, gli infortuni sono in aumento; lo scorso anno di ben il 10% passando da 2.911 nel 2010 a 3.220 nel 2011.
Il trend è in salita anche per colpa dell’inosservanza delle norme sulla sicurezza. Eppure l’attività di verifica – garantisce l’Asl di Prato - viene compiuta, soprattutto attraverso i controlli a campione. «Su 700 unità locali visitate nel corso del 2011 circa 230 sono stati cantieri edili», afferma Alfredo Zallocco, dirigente del Dipartimento di Igiene e Sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Asl.
«Sugli oltre duecento controlli effettuati nei cantieri, nel 30% dei casi sono scattate sanzioni amministrative o penali a seconda della gravità della violazione».
La percentuale del 30% di “irregolari” può sembrare bassa «però – garantisce Zallocco - in questi casi dobbiamo tener presente che il rischio di infortuni anche gravi è altissimo».
Ma se i controlli sono rigorosi e vengono fatti con maggiore frequenza; e le produzioni hanno abbandonato i ritmi frenetici degli anni passati a causa della crisi che picchia forte perché gli infortuni sono in aumento a ritmi del 10% l’anno? Una risposta prova a darla il dirigente del dipartimento Igiene e sicurezza dell’Azienda sanitaria locale.
«Purtroppo il baricentro della nostra attività su Prato viene spostato sempre più verso le attività dei cinesi dove il rischio è bassissimo portando via tempo ed energie necessarie per incrementare la nostra attività di prevenzione e controllo sulle attività ad alto rischio».
Insomma, Zallocco non la manda a dire dietro e chiede interventi più forti e più mirati dove il rischio è realmente più alto.
«Inoltre – spiega ancora Zallocco – a Prato gli infortuni mortali registrati nel comparto edilizia sono stati causati quasi tutti da cadute dall’alto (2 su 3), spesso per sfondamento del lucernario sul tetto del capannone industriale, su cui la vittima stava lavorando. La tipologia di persone che cammina sui tetti di solito è varia, e va dall’operaio edile, all’antennista fino all’addetto alla bonifica dell’eternit sui capannoni, un’attività molto praticata negli ultimi anni grazie agli incentivi statali».
Da qui l’appello del comparto di medicina del lavoro al Comune affinché «estenda la norma dell’obbligo dei dispositivi di protezione individuale a tutti i lavori sui tetti, sia quelli di manutenzione straordinaria che ordinaria».
Barbara Burzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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