Sicurezza
Gruppo Grassi, concordato al ribasso
Le aziende offrono 11 milioni a fronte di un debito di 40, ma c’è anche chi si dovrà accontentare dell’1%
di Paolo Nencioni
PRATO
I debiti ammontano a 40 milioni di euro, ma ai creditori, se tutto va bene, ne torneranno in tasca circa undici. E’ questo il succo della proposta di concordato preventivo ricevuta in questi giorni dagli oltre 600 creditori delle aziende del Gruppo Grassi, fino a pochi anni fa leader nel settore dell’edilizia, prima di cadere sotto i colpi della crisi.
Come prassi, c’è chi prenderà il 100% e chi si dovrà accontentare dell’1%. Per ammissione dello stesso commercialista Fabrizio Franchi, nominato commissario giudiziale lo scorso 22 settembre insieme alla collega Laura Germinara, si tratta forse del concordato con la percentuale più bassa proposta da quando è cambiata la legge fallimentare. Sì, perché è vero che ai creditori privilegiati, in sostanza i 68 dipendenti oltre ai professionisti, viene dato quanto richiesto (quasi otto milioni di euro), ma la gran massa dei creditori, fondamentalmente i fornitori, si dovrà accontentare del 10% (vale a dire 2.463.000 euro a fronte di un credito di oltre 24 milioni) e c’è chi dovrà ingoiare un rospo ancora più grosso, la prima classe dei creditori, prevalentemente Erario ed enti di previdenza e assistenza, cioè la collettività, ai quali viene offerto un misero 1% (56.000 euro a fronte di un debito di 5 milioni e 673mila euro). C’è poi una classe di creditori, i cosiddetti “postergati”, che non vedranno un euro, ma dovrebbe trattarsi di partite di giro tra le aziende del gruppo.
A garanzia degli impegni concordatari, il Gruppo Grassi mette a disposizione l’incasso per la vendita di un terreno a Poggio a Caiano (valore stimato 5 milioni e 800mila euro) o il terreno stesso.
L’assemblea dei creditori, inizialmente fissata per giovedì, è slittata al 3 maggio perché ci sono tante posizioni da verificare. Bisognerà poi vedere se si raggiungerà la maggioranza, altrimenti si andrebbe al fallimento, un’eventualità che i curatori giudiziali e il giudice delegato Marinella Acerbi vorrebbero scongiurare.
Se invece il concordato verrà approvato, la famiglia Grassi rientrerà in possesso delle aziende (Grassi snc, Grassi Servizi, Grassi Moreno srl, Autotrasporti Grassi), ora confluite in una nuova società per ragioni di procedura, e potrà ripartire da capo salvando una buona parte dei posti di lavoro e l’attività imprenditoriale. Il boccone amaro tocca all’Erario, che dovrebbe accontentarsi dell’1%, e soprattutto ai fornitori. Ce ne sono cinque o sei che vantavano crediti oltre 300.000 euro, una ventina sopra i 100.000: recupereranno rispettivamente 30.000 e 10.000 euro ciascuno.
Il vantaggio è che così non si disperderebbe un gruppo di aziende capaci di far girare l’economia non solo cittadina. Il rischio è che passi il principio secondo il quale si possono tranquillamente fare debiti e poi pagarli solo in minima parte tornando in sella ed evitando le eventuali conseguenze penali di un fallimento. E’ una scelta difficile, dunque, quella a cui sono chiamati i creditori. A questa vicenda guarda tutto il distretto, non solo chi si occupa di edilizia.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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