La manifestazione
Tre nuove tombe etrusche in Calvana
Sono state scoperte da Gianfranco Bracci e Marco Parlanti nella frazione di San Leonardo, in mezzo al bosco
di Alessandro Pattume
PRATO
Anche se l'ultima parola spetterà alla Soprintendenza ai Beni Culturali, Gianfranco Bracci, presidente de “La via etrusca del ferro”, non ha dubbi: «Venerdì scorso, sui monti della Calvana, abbiamo scoperto tre nuove tombe etrusche».
Bracci lo racconta con una certa emozione: da una parte perché è sempre più raro imbattersi in resti di questo valore, dall'altra perché un ritrovamento del genere riapre d'imperio il dibattito sull'antica città di Camars che dorme sepolta sotto Gonfienti. Una vera e propria “Shangrila degli storici”, come nel 2008 la definì lo storico dell'arte newyorchese James Beck, che non sarebbe altro il patrimonio archeologico più importante di Prato e forse del centro Italia, se solo non fosse sepolta sotto la colata di cemento dell'Interporto. Le tombe degli Etruschi.
«Io e Marco Parlanti le abbiamo trovate nella frazione di San Leonardo, a pochi minuti dalla strada, in mezzo al bosco – racconta Bracci - e come da regolamento abbiamo subito avvertito la Soprintendenza. Di dubbi, comunque, ne abbiamo davvero pochi: le tombe in cui si siamo imbattuti sono molto simili, se non uguali, a quelle scoperte qualche anno addietro nella frazione di Lastruccia, sempre in Calvana. Naturalmente si tratta di macerie, tombe già svuotate di ogni oggetto da molto tempo, ma lasciano comunque intuire senza ombra di dubbio la maestria nella lavorazione della pietra e soprattutto la presenza di un vero e proprio edificio».
In mezzo al bosco della Calvana Gianfranco Bracci non ha trovato solo tre tombe. Ha trovato pure conferma di una massiccia, se non capillare presenza etrusca nella Provincia di Prato. Proprio come da anni archeologi e appassionati vanno sostenendo, invano, da più parti.
«Probabilmente è questa la cosa più importante da sottolineare – spiega – Gonfienti era una città etrusca ricca e importante come la sua gemella rinvenuta a Marzabotto: due veri gioielli della zona, così come il sito di Artimino. Le tombe rinvenute sulla Calvana dicono però che gli insediamenti etruschi erano un po' ovunque e soprattutto sembrano confermare l'importanza della via interna che da Pisa, passando per Montecatini, Gonfienti e Marzabotto, veniva usata per portare il ferro dell'Elba fino a Comacchio, l'antica città di Spina».
LA VIA ESTRUSCA DEL FERRO. La strada aperta attraverso l'Appennino per eludere gli attacchi via mare e lungo la quale gli Etruschi eressero poi città ricche e potenti, vive ancora. Lo fa grazie all'Etruscan Trail, un'escursione di sei giorni zaino in spalla pensata dall'associazione pratese “La via etrusca del ferro”, che unisce appassionati e studiosi di archeologia col pallino del trekking.
La seconda edizione è stata aggiornata alle ultime novità, compreso il passaggio per Prato e Montepiano. La partenza è prevista per il 5 giugno dalla città etrusca di Montereggi (Capraia e Limite) da dove, passando per Prato, Montecuccoli, Castiglion dei Pepoli, la spedizione raggiungerà l'insediamento di Marzabotto.
«La nostra è solo un'associazione culturale ma crediamo fermamente nelle possibilità offerte dalla valorizzazione degli antichi insediamenti etruschi toscani e dell'antica via del ferro – spiega Bracci – anche perché valorizzarli significherebbe, prima o poi, arrivare a Gonfienti».
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