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«Sconti sulle medicine? Attenti alle fregature»

PRATO Settantotto anni ben portati e il piglio battagliero di sempre per il presidente dell’ordine dei farmacisti di Prato, Mario Torcinod, titolare dell’omonima farmacia di via Bologna. «Certo che...

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Settantotto anni ben portati e il piglio battagliero di sempre per il presidente dell’ordine dei farmacisti di Prato, Mario Torcinod, titolare dell’omonima farmacia di via Bologna. «Certo che andava fatta una redistribuzione, ma con questo decreto si favoriranno solo i grandi gruppi commerciali e i furbetti. Alla fine, e sono pronto a scommetterci, i malati, cioè i soggetti deboli che hanno bisogno di medicine e consigli, ci rimetteranno e rischieranno di spendere di più».

In tutta la provincia ci sono 63 farmacie, con una tipologia di clientela molto varia: pochi clienti nei piccoli Comuni e nelle zone di montagna, incassi migliori in quelle pratesi.

«Ma il prezzo dei farmaci viene stabilito dalla Aifa. E sa perché il prezzo molte volte è alto? Perché lo Stato impone alle industrie - tramite la tariffa Tpc - di vendere le medicine alle Usl a prezzo scontato tra il 50 e il 90 per cento. Su chi si rifanno le industrie, che affrontano indubitabili costi di ricerca? Sul cittadino. Quindi pensare che la liberalizzazione porti a una diminuzione automatica dei prezzi è assurdo. L’unico sistema per avere medicine spuntando un prezzo migliore sarà quello di acquistarne quantità maggiori, quindi si favoriranno i grandi gruppi a scapito della piccola farmacia gestita da un titolare. Ma anche qui il malato rischia di non avere un vantaggio, perché i grandi gruppi piazzeranno i prodotti “civetta” come quelli in sottocosto dei supermercati, fatti cioè per attirare i clienti, che alla fine si ritroveranno in mano anche quello di cui non avranno bisogno. Sarà il mercato dele vacche. Eppure tutti sappiamo che con i farmaci non si scherza».

Anche qui però c’è chi aspetta la liberalizzazione del mercato per andare verso i posti più appetibili. E’ il caso di un farmacista di montagna che però («Cerchi di capire, siamo una piccola comunità, non vorrei se ne risentissero») chiede di parlare dietro garanzia di anonimato: «Guardi, appena arriva il decreto legge e ne avrò la possibilità, da qui me ne vado di sicuro - dice - io ho lavorato duro per arrivare alla laurea, ho mangiato pane e cipolle, ma mi ritrovo a dover fare i conti con un mercato di sussistenza. Ovvio che se potrò mi trasferirò subito in località più abitate. E poi la protesta di alcuni colleghi fa ridere: già adesso chi ha la possibilità si può comperare la licenza in un posto ambito. Come vede bastano i soldi».

Sulla redistribuzione delle farmacie Torcinod apre al dialogo: «Ovvio che ci voleva - ammette - nel comune di Prato abbiamo 42 farmacie eppure solo 2 sono in quartiere San Paolo, dove c’è stato il maggior incremento di popolazione. Ma il piano andava studiato adattandolo alla realtà locale. Aumentare semplicemente il numero di farmacie trasformerà una professione delicata in un commercio aumentando la possibilità di abusi sulla pelle dei malati».(u.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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