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Prato

I tassisti: «Ci perderà il cittadino»

I tassisti: «Ci perderà il cittadino»

Il leader delle “auto bianche” Gianni Bonamici promette: «Qui niente scioperi e blocchi»

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di Ugo Dinello

PRATO

I capi sono contrari, la truppa si fa due conti. Le liberalizzazioni tra i professionisti e artigiani pratesi vedono un fronte compatto per il “no”. Almeno a livello di rappresentanti. Tra i rappresentati, invece, qualcuno comincia a studiare in che modo la bozza del decreto preparato dal governo Monti per aumentare la concorrenza possa essere sfruttata, specie in tempi di crisi.

Lo stesso primo ministro Mario Monti è intervenuto personalmente per spiegare che la liberalizzazione di alcune categorie ha due obiettivi: fare diminuire il costo delle prestazioni (in beni o servizi) per il cittadino e aumentare il numero dei posti di lavoro. Alcune di tali categorie, in effetti, sono molto care. Altre, invece, hanno redditi dignitosi, ma di certo non sguazzano nell’oro. Ne abbiamo scelte tre, quelle con cui sicuramente ognuno avrà a che fare nella vita: notai, farmacisti e tassisti.

Mentre per le prime due categorie il governo vuole aumentare la concorrenza aumentando il numero di farmacisti e notai, per i tassisti la manovra - oltre a un incremento delle licenze - sarà strutturale. E i punti fondamentali saranno due: la possibilità di cumulo delle licenze (in pratica società di capitale che avranno propri dipendenti alla guida delle auto così come avviene, ad esempio, negli Stati Uniti) e la possibilità di far valere la propria licenza anche al di fuori del Comune che l’ha emessa. I taxi andranno dove c’è mercato. Sono questi i punti che hanno scatenato la rivolta di una parte della categoria, con i blocchi e le scazzottate a Roma, Napoli e Milano.

«No, qui non vedrete i blocchi stradali di tassisti e, almeno a breve, nemmeno uno sciopero. Ma i pratesi rischiano di rimetterci comunque parecchio in qualità della vita e soldi». Gianni Bonamici, presidente dei tassisti pratesi e vicepresidente di quelli toscani aderenti a Confartigianato, scuote la testa scorrendo le indicazioni contenute nella bozza del decreto. «Io ora sono un servizio pubblico - dice Bonamici - se una vecchina mi chiede di andare dalla stazione a piazza San Marco, io, anche se sono in coda in attesa da un’ora, ce la devo portare e prenderò due lire. Ma quando entreranno in vigore queste liberalizzazioni io non sarò più sottoposto a questo tipo di obbligo. Non salterò il mio turno per aiutare una persona che ha bisogno, perché dovrò portare avanti la mia azienda». E questo è solo un esempio. «Quello che non mi va è l’impostazione del decreto - continua Bonamici - ora le tariffe sono concertate tra categoria e Comune. Il governo sostiene che liberalizzandole caleranno. Siete sicuri? La prova fatta a Milano, Zurigo e Copenaghen sullo stesso numero di chilometri ha visto Milano con tassametro a 12 euro, Copenaghen a 28 e Zurigo a 34. Eppure Milano è a tariffa concertata, le altre due “libere”. Dov’è l’interesse del cittadino?».

Ma a pochi metri dal taxi di Bonamici alcuni suoi colleghi stanno facendo due conti. «La possibilità di avere un dipendente è importante in tempi di crisi se uno ha i figlioli a casa – spiegano - e noi li abbiamo. L’auto può essere sfruttata più ore dando anche un futuro ai figli». Non solo. «Per due mesi estivi qui è un mortuorio - dicono - l’idea di esercitare altrove, magari in località turistiche permetterebbe di aumentare chilometri e incassi».

Ma anche qui Bonamici non ci sta: «Guardi, la gente prende i taxi se ne ha bisogno, non certo se vede più taxi in giro. Non è aumentando l’offerta che aumenteremo i chilometri percorsi. La prova: le chiamate inevase sono sotto il 3 per cento. Aumentare i tassisti farà solo crollare i nostri incassi al di sotto del sostenibile. E trasferirsi nelle località turistiche non servirà a nulla. Anche qui la prova: a Prato siamo 32, ma in Toscana siamo mille. Se tutti si trasferissero in cerca di clienti vorrebbe dire cadere dalla padella nella brace».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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