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Prato

Anche i notai si preoccupano

Palazzo: «Saremo il 30% in più, ma gli atti registrati sono crollati del 40%»

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PRATO

E’ chiaro che i rappresentanti di una professione con un reddito medio annuo di 327mila euro difficilmente possono invocare il “rischio di dover chiudere”. Eppure il presidente del Consiglio notarile di Firenze-Prato-Pistoia, Massimo Palazzo, parla di una crisi che riflette quella del Paese.

«In due anni gli atti registrati negli studi notarili sono calati del 40%. A fronte di questo il governo vuole incrementare il nostro numero in un modo che sarebbe stato meglio assorbito negli anni ’80 piuttosto che nell’attuale quadro economico e potrà creare qualche problema di riduzione dei flussi». Tanto più che secondo Palazzo non c’è alcun bisogno di nuovi notai per soddisfare la domanda. «Una verifica può essere fatta chiedendo appuntamento: difficilmente nelle nostre zone si attenderà più di due giorni. Attualmente nella provincia di Prato ci sono una cinquantina di studi notarili - dice - è difficilmente comprensibile che aumentare il loro numero generi un automatico beneficio per i cittadini».

Anche l’eliminazione delle tariffe non convince il presidente del Consiglio notarile. «La prestazione intellettuale offerta non può essere valutata mediamente - dice - le grandi aziende sceglieranno il notaio cui rivolgersi al di là delle tariffe applicate, proprio valutando la sicurezza e il valore della prestazione«. Ma la gente comune che ha bisogno del rogito? «Ecco il problema: una volta escluso la tariffa massima e quella più bassa il cittadino si rivolgerà alla fascia media, ma non avrà alcuna possibilità di valutare la reale portata del servizio ricevuto».(u.d.)

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