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E per poter cambiare vita in campo le associazioni

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PRATO Oltre la strada c'è di più. C'è una vita normale, con il lavoro, i figli e la famiglia. E così, le stesse donne che fino a ieri "battevano" sul marciapiede, decidono di rifarsi una vita....

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Oltre la strada c'è di più. C'è una vita normale, con il lavoro, i figli e la famiglia. E così, le stesse donne che fino a ieri "battevano" sul marciapiede, decidono di rifarsi una vita. Ventenni, con un bimbo che portano in grembo o altri figli piccoli. Venti di loro, di nazionalità nigeriana, hanno trovato nel 2011 una mano tesa nella cooperativa sociale Ester che, a Prato dal 2002, accoglie e cerca di reinserire nel tessuto sociale questa tipologia di donne. Una goccia nel mare, sicuramente. «Sono per lo più ragazze di nazionalità nigeriana: in molte circostanze, la scelta di uscire dal mondo della prostituzione diventa obbligatoria in caso di gravidanza», spiega la presidente della cooperativa Lisa Barontini. Le prostitute che bussano alla porta di questa struttura arrivano per vie traverse, perché segnalate dai servizi sociali o dalle forze dell'ordine che ravvisano lo status di vittime della tratta. «Dopo una prima fase di accoglienza - spiega Lisa - ci occupiamo dell'inserimento sociale di queste persone individuando un lavoro. Ed è una fatica, in tempi di crisi come questi». Per venti nigeriane in cerca di riscatto, nessuna cinese ha chiesto aiuto alla cooperativa Ester. «Difficile trovare una spiegazione. Probabilmente nella comunità cinese ci sono maggiori possibilità di inclusione sociale». Dal rapporto 2011 della Fondazione Antonino Caponnetto sulle mafie in Toscana, divulgato qualche giorno fa, emerge come a Prato lo sfruttamento della prostituzione sia aumentato in misura considerevole «come lo si può desumere dall'aumento del numero delle case chiuse gestite da donne orientali». Le squillo cinesi però non denunciano. «Parliamo di un mondo sommerso. L'emancipazione femminile nella comunità cinese è un processo lento, interesserà forse le terze generazioni» sottolinea Loredana Dragoni, responsabile del centro antiviolenza "La Nara". Dove l'anno scorso si è vista sì qualche donna cinese. Non prostitute, però. Erano donne venute a denunciare una violenza consumatasi nelle mura domestiche. «Sono cinque donne, pochissime - conclude Dragoni - sposate o legate a compagni italiani».(m.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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