La manifestazione
Case a luci rosse in zona Soccorso
Via vai di uomini italiani in alcuni appartamenti tra via Torino, via Ferrara, via Napoli e via del Castagno
PRATO
I movimenti strani si notano sbirciando tra le tapparelle o mentre si stendono i panni. Anche senza mettere la mano sul fuoco, al calar del buio tutto quel viavai di uomini italiani diretti verso appartamenti abitati da avvenenti signore dagli occhi a mandorla, desta sospetti e alimenta i gossip nel quartiere. E’ l’integrazione fra italiani e cinesi che matura sotto le lenzuola, all’ombra di quattro pareti domestiche che rendono ancora più sottile e “borderline” il confine dell’eros a pagamento. Ironia a parte, illegalità a Prato significa anche questo. Un male difficile da estirpare. I pratesi che vivono al Soccorso lo sanno. E temono che questi loschi giri contribuiscano a deprezzare il valore economico delle loro case.
Il “giochino” della riprova è semplice. T’imbatti in alcuni annunci di siti d’incontri on line, quelli dalla formula maliziosa e ammiccante, alzi la cornetta ed ricevi la conferma che non t’aspetti: così, grazie anche alla segnalazione di un nostro lettore, si scopre che le vie del sesso al Soccorso sono tutte concentrate in una stessa zona e hanno un nome. L’ambito è circoscritto a via Palermo, via Torino, via Ferrara, via Padova, via Caserta, via Napoli e via del Castagno. Case di appuntamenti, case di tolleranza, case squillo. Si possono chiamare in tanti modi. Silenziose e invisibili di giorno, rumorose di notte. Piccoli centri di prostituzione crescono in questo quartiere popolare alle porte della cinta muraria, terra d’immigrazione dal Sud Italia negli anni Sessanta e Settanta. Nei pressi della pizzeria a taglio di via Torino, ad esempio, la signora Anna racconta dei turni di mezz’ora l’uno che fino a qualche mese fa facevano tanti signorotti pratesi sulle scale prima di essere accolti alla porta da donne orientali in abiti succinti. «Abbiamo parlato con l’amministratore di condominio che a sua volta ha messo al corrente il proprietario dell’immobile: questa situazione doveva finire, altrimenti sarebbe scattata la denuncia. Meno male che quelle cinesi se ne sono andate: i nuovi inquilini invece sono dei gran lavoratori». Davanti al negozio Acqua e Sapone incontriamo tutta di fretta e furia Stefania, una quarantenne pratese che rimpiange quando ancora «il Soccorso era un bijioux: non bastava lo spaccio, ora ci voleva la prostituzione». La signora abita in uno dei palazzoni di via Ferrara: non svela i numeri civici ma giura che solo lungo quella strada, nascosti tra i palazzoni, gli appartamenti a luci rosse sono tre. «Spesso i clienti mettono le auto in doppia fila: una volta abbiamo chiamato il carroattrezzi perché una di quelle ostruiva il passaggio di un garage».Tanti sanno, pochi denunciano alle forze dell’ordine. «E come si fa? Bisognerebbe coglierli in flagrante – dicono -. E poi comunque vigili e polizia si vedono poco da queste parti».
Maria Lardara
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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