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«Interrare lì resta una sciocchezza»

«Interrare lì resta una sciocchezza»

PRATO Quel 3 agosto dell'anno scorso, in concomitanza con l'approvazione definitiva in consiglio comunale del progetto, Lorenzo Frasconi, dirigente del settore mobilità e autore, assieme al suo staff,...

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Quel 3 agosto dell'anno scorso, in concomitanza con l'approvazione definitiva in consiglio comunale del progetto, Lorenzo Frasconi, dirigente del settore mobilità e autore, assieme al suo staff, degli studi fin qui fatti sul raddoppio della Declassata al Soccorso, fu chiarissimo: «Non mi sentirei di firmare alcun progetto che prevedesse la realizzazione di un interrato tra via Marx e via Nenni che resta una sciocchezza». Viadotto o terrapieno, dunque. E supportò la tesi con dovizia di informazioni. Disse che, in caso di interramento, spostare il collettore fognario sotto via Roma che convoglia le acque nere di tutta l'area nord della città, collocato cinque metri sotto terra, avrebbe creato, oltre a interventi dispendiosi, successivi problemi di sicurezza; disse che - e lo scrisse in una relazione tecnica - «l' aspetto estetico dell'ambiente nel quale si sviluppa questo tronco di strada non può essere criterio discriminante per la fattibilità dell'opera, in quanto questo elemento si caratterizza per l'intrinseca aleatorietà del giudizio di valore, non ragguagliabile a parametri certi e neppure a un quadro normativo di riferimento non essendo l'area (il Soccorso ndr) soggetta a regime vincolistico». Per Frasconi per alleggerire «il costo sociale costituito dal "tappo" tra via Marx e via Nenni» tre restano i criteri: la risoluzione in tempi brevi del problema; il contenimento dei costi di realizzazione; il mantenimento della circolazione sulla Declassata durante il periodo di costruzione. Frasconi in un primo momento avrebbe fatto cadere la scelta sul raddoppio col terrapieno, un muro largo quattro corsie che avrebbe occupato le aree oggi ingombrate dalle scarpate della piattaforma stradale. Progetto bocciato già dalla scorsa amministrazione perché troppo "impattante" per la divisione che avrebbe creato tra la parte nord e la parte sud della città. Una tesi con la quale l'ingegnere però non concorda: «Prima di tutto perché si tratta di soli trecento metri di strada. E poi perché si potrebbe realizzare una struttura architettonicamente gradevole». Il "piano B" è stato quello del viadotto. Pienamente condiviso dall'assessore alle Grandi opere Filippo Bernocchi che, per sostenerlo, ha addotto altri due motivi : «Il fatto che, senza scavare, non ci sarà terra da smaltire né sottoservizi da spostare e perché realizzando il progetto per fasi successive, si potrà evitare di chiudere al traffico per mesi la Declassata». «Resta il fatto - conclude Frasconi - che ho dato mandato a una società romana di valutare impatto ambientale ed economico di 4 soluzioni . Si tratterà di una voce terza, fuori dai giochi».(c.o.)

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