La manifestazione
Evasione, Prato fa peggio di Cortina
L’assessore Milone: «Facciamo i controlli da tutto il 2011. Abbiamo scovato negozi che denunciano 3.000 euro l’anno»
PRATO. Prato come Cortina. Anzi, prima di Cortina. Perché qui, in punta di piedi, il nucleo di polizia tributaria, divisione speciale del corpo di polizia municipale, è andato già durante tutto il 2011 a caccia di evasori fiscali. Commercianti i cui numeri delle dichiarazioni fiscali, quelle riferite al 2010, odoravano di puzza di bruciato. Esercizi che hanno presentato denunce di redditi intorno ai 3mila euro all'anno: su 150 attività commerciali dagli occhi a mandorla controllate dagli uomini in divisa della polizia tributaria del Comune, il 90% ha dichiarato queste cifre irrisorie. Solo sei esercizi hanno presentato dichiarazioni sopra i 10mila euro. Dichiarano poco, o addirittura redditi in perdita. La lotta all'evasione fiscale abbraccia anche questo fronte.
Equitalia e Comune. Altro che farla chiudere per la gioia di chi non riesce a mettersi in pari con i pagamenti. A Prato l'occhio di Equitalia è molto vigile sui cinesi. E su 83 targhe d'auto nel Macrolotto 1, tutte intestate a orientali, si calcola un ammontare di ben 2 milioni di euro di fermi amministrativi. In particolare, sono dolori per una ditta cinese con tanto di veicolo di lusso fermo da mesi e un indebitamento di 400mila euro per cartelle esattoriali non pagate (pagamenti Inps, Irpef e tributi locali). «Ho avviato una serie di incontri con il nuovo direttore di Equitalia a Prato per rendere più incisiva l'attività di riscossione delle somme evase», annuncia l'assessore-sceriffo Aldo Milone che si affida alla matematica per provare l'efficacia della sua linea punitiva e repressiva contro l'illegalità orientale.
Cassa con i dissequestri. Secondo Milone, è l'unico tributo saldato dai cinesi. La posta in gioco è la possibilità di lavorare. «Se non pagano lo Stato, almeno paghino il Comune», osserva lo sceriffo che ha intenzione di portare nel 2012 da 50 a 70 euro (già nel 2011 era aumentata) la quota da pagare per ottenere il dissequestro di ciascun macchinario tessile (una quindicina la media minima di quelli presenti nei laboratori di confezione). 5.254 quelli per cui sono scattati i sigilli nel 2011, 1.275 in meno rispetto all'anno precedente. L'incasso derivante dai dissequestri dei macchinari, uno dei risultati del gruppo Interforze, ha fatto fruttare un bel tesoretto alle casse del Comune: 327.996 euro, praticamente 100mila euro in più rispetto al 2010 (decuplicato rispetto ai 35.086 euro del 2006). «In un momento di crisi riuscire a incassare queste cifre è importante. Sarà denaro da utilizzare per la spesa corrente e per il sociale. Questi numeri sull'attività della squadra interforze - puntualizza Milone - parlano da soli».
In calo i sequestri. i cinesi vanno via… Durante le ispezioni di polizia edilizia effettuate su immobili (365, appena il 15% in più rispetto al 2010: di questi 179 sono stati sequestrati), le imprese presenti negli immobili posti sotto sequestro sono state 272 (285 nel 2010) e il numero di macchinari con i sigilli è sceso da 265 a 172.
O si mettono in regola? «Negli stanzoni troviamo sempre meno ditte, prima ne coesistevano anche tre o quattro sotto lo stesso tetto: è un dato positivo che la concentrazione stia venendo meno. Ciò può essere letto come la dimostrazione che tante ditte cinesi stiano chiudendo, oppure che anche loro diversifichino, convertendosi dalle confezioni al commercio». Parola dell'assessore-sceriffo.
Negozi a raggi X. Nel corso del 2011, è stata la divisione di polizia commerciale a scovare tra i negozi i prodotti nocivi per la tutela del consumatori, eseguendo 12 sequestri per violazioni in materia di etichettatura dei prodotti tessili, per un totale di 5.064 articoli non a norma.
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